«Non si accetta più l’imperfezione»

Le coppie vogliono normalità e faticano sempre di più ad accettare una maternità diversa

«Oramai è diffusa la cultura del feto perfetto, della normalità del bimbo a tutti i costi. Le anomalie sono sempre più difficili da accettare». Giorgio Pardi, direttore di ginecologia alla Mangiagalli di Milano ammette con amarezza che la gente fatica ad accettare le difficoltà di una maternità diversa.
Professore, ormai le coppie vogliono il figlio su misura?
«La donna vorrebbe il figlio perfetto. Ma in presenza di una malformazione non è sempre giusto arrivare all’aborto».
E quando l’aborto ha un senso?
«Premetto che io sono laico ma considero l’aborto un omicidio, fatto per legittima difesa della donna. In sostanza l’indicazione all’aborto non dipende dalla gravità dell’anomalia ma dalla presenza di un grave rischio per la salute psico fisica della donna».
Ci faccia degli esempi.
«Molte donne considerano inaccettabile mettere al mondo un bimbo down. Però ci sono molte altre situazioni in cui un bambino che presenta anomalie può curarsi e guarire. La certezza di normalità non esiste in natura e ognuno di noi deve accettare un certo grado di imperfezione. Ma questo dipende molto da come viene presentato il quadro clinico ai futuri genitori».
E qui subentra la responsabilità o la sensibilità del medico.
«Certo. per esempio, alcune malformazioni cardiache possono essere operate dopo la nascita. Il medico deve spiegare e presentare la situazione cercando di fare accettare l’anormalità, offrendo un’informazione possibilista, non negativa».
In un caso come quello di Firenze, lei come avrebbe presentato la malformazione del bambino?
«Mi sarei messo nei panni del padre per capire quanto avrei voluto quel figlio. Il problema vero oggi è quello di accettazione dell’anormalità. Ma su questo argomento la donna spesso non ascolta quello che dice il medico ma quello che scrivono i giornali».
E perché non della pubblicità che vuole tutti bellissimi e sani come pesci?
«Certo infatti io me la prendo con il mondo dell’informazione, pubblicità compresa».
Ma lei ne ha visti tanti di malformazioni congenite allo stomaco dei feti?
«La mancata visualizzazione dello stomaco, è una delle anomalie più frequenti che emerge dal dato ecografico. Durante la mia carriera, la maggior parte delle pazienti ha abortito ma molte hanno accettato queste malformazioni che si possono curare e da cui si può guarire».
Quante probabilità avrebbe avuto di salvarsi?
«La malformazione diagnosticata è curabile. Però è difficile sapere se il bimbo sarebbe guarito o no. Noi medici non siamo onnipotenti».