Non si allinea, «radiata» dal blog

L’addio di un’iscritta: «Volevo fare informazione, ma se devo pubblicizzare il comico me ne vado»

Di tutto lo avevano accusato, Beppe Grillo, fuorché di non essere democratico. Ma c’è una prima volta per tutti e infatti clicchi sul suo blog e c’è Federica che dice addio all’ironico urlo di: «Viva la libertà di espressione». Lei, giornalista free lance, lo aveva preso in parola, il Savonarola del Terzo Millennio, quando diceva che «adesso dobbiamo far sentire la nostra voce». Così, il giorno della Befana era scesa in piazza con gli altri, i «grilli», per la campagna «Onorevoli Wanted». Poi aveva deciso, in totale autonomia che errore, di raccontare a un quotidiano locale un paio di cose che le erano andate storte, i giornalisti che le domandavano non il senso della manifestazione ma dove andasse a scuola, i fotografi determinati a immortalare lei e non i volti dei deputati nel mirino.
Apriti cielo. «Radiata dal Meetup», è il titolo della lettera cui affida la propria amarezza, là dove il Meetup, così si legge sul blog, è «il gruppo di amici di Beppe Grillo», ne esiste uno in ogni città e dove non c’è si spera nasca presto. Scrive Federica: «A quanto pare ho causato un bel po’ di problemi a tutti, ho tentato di distruggere il lavoro del Meetup di Genova, e mi sono comportata in malo modo esprimendo liberamente le mie idee e le mie opinioni sul Meetup e sul modo in cui vivo questa realtà che sta tentando di nascere. Non sapevo che non si potesse, pensavo che il meetup fosse nato per “fare informazione”, per “permettere al cittadino di uscire dall’indifferenza”, per “impegnarsi in maniera concreta in qualcosa in cui si crede”. Non pensavo che fosse un modo per “fare pubblicità a Beppe Grillo” in cui ogni singolo appartenente al gruppo è obbligato seguire certe regole imposte dall’alto da qualcuno, o meglio dal “leader del gruppo locale”. Non pensavo che per fare volantinaggio bisognasse fare pubblicità gratuita a Beppe Grillo urlando per le strade “siamo i suoi amici” invece di “Ecco i parlamentari indagati”, cosa che ai miei occhi appare più utile ai fini della campagna. E soprattutto non mi aspettavo una tale chiusura nei confronti di qualcuno che si dichiara completamente d’accordo con i contenuti della campagna e con i suoi fini, quello di informare i cittadini sulle “carte d'identità” dei nostri “dipendenti”, non volendo per questo essere definita una fan di Grillo. Non perchè non lo stimi o non lo apprezzi, ma perchè non amo essere categorizzata e inquadrata. «Se per “manifestare contro i parlamentari” bisogna fare qualcosa in più che “manifestare contro i parlamentari”, allora arrivederci. Io stavo facendo quello. Viva la libertà di espressione!» ».
Le hanno risposto che non di indagati ma di condannati si tratta, che quello che ha scritto non è vero, che è «partita col piede sbagliato» perché non ha partecipato alle riunioni del gruppo, e poi da dove mai sarebbe stata radiata se è ancora lì che scrive sul Meetup e insomma quanto vittimismo. È la democrazia, baby.