Non si ferma l'inchiesta Why Not, perquisito il giornale di Mastella

I carabinieri nella sede de "il Campanile". Nuove accuse a De Magistris dal suo capo: "E' in malafede"

Non cambia nulla, all'apparenza. Dopo essere state tolte al pm Luigi De Magistris, le indagini dell'inchiesta Why Not condotte dalla procura generale sembrano ricalcare il modus operandi del pm di Catanzaro scippato del «fascicolo» sul comitato d'affari radicato tra la Calabria e San Marino. Il pg ha infatti ordinato alla polizia giudiziaria di effettuare più perquisizioni a Roma e in alcune banche del Titano. Nella Capitale i carabinieri hanno bussato alla redazione del quotidiano dell'Udeur «Il Campanile» esibendo un ordine di acquisizione di documenti. È stato lo stesso Cda del giornale a confermare l'avvenuto blitz: «La polizia giudiziaria ci ha informato che potevamo o meno, discrezionalmente, mostrare quanto oggetto di richiesta di esibizione. Siamo contenti che le indagini proseguano e facciano il loro corso perché non abbiamo nulla da nascondere».

E mentre il Csm annuncia che la settima sezione dell'organo di autogoverno della magistratura martedì esaminerà il provvedimento di avocazione disposto dal pg, Dolcino Favi, è il procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi che si fa sentire per attaccare De Magistris. «Nei confronti del ministro Mastella - spiega Lombardi - ha agito in malafede non trasmettendo gli atti al tribunale dei ministri. Una violazione di legge che mette in secondo piano anche il resto: l'aver deciso di contestare condotte così gravi al ministro solo dopo aver ingaggiato con lui una violenta polemica». Così facendo, insiste Lombardi, il pm «ha voluto provocare l'avocazione dell'inchiesta Why Not: è un modo per uscirne da eroe senza vedersi smascherato».

Quanto ai suoi rapporti con l'indagato Gianfranco Piattelli evidenziati da De Magistris nel suo esposto a Salerno, Lombardi è andato giù pesante: «De Magistris sapeva da sempre dei miei buoni rapporti con il senatore Pittelli. Un rapporto che in qualche occasione ha fatto comodo anche a De Magistris. Un rapporto, dunque, noto al pm e da lui anche utilizzato in un’indagine dove c'erano, come parti offese, magistrati di Reggio. Nell'indagine finirono anche parlamentari di An, Angela Napoli, e Giuseppe Valentino, allora sottosegretario alla Giustizia. Capitò che vennero intercettati e registrati anche colloqui tra Valentino e uno degli imputati, l'avvocato Paolo Romeo. Il senatore Valentino era anche difensore di fiducia del Romeo, insomma quei dialoghi non potevano essere riprodotti per due gravi ragioni: lo status di parlamentare e quello di difensore di fiducia e invece finirono sui giornali. Il presidente dell'Antimafia Centaro chiese chiarimenti e lo stesso fece il presidente della Camera, Casini.

Insomma, stava montando uno scontro istituzionale terribile. Così vennero da me De Magistris e Mario Spagnuolo, i due pm del processo in questione. Mi chiesero di fare qualcosa per saperne di più. Risposi che conoscevo solo Pittelli e gli telefono davanti a loro. Non dico di più, ma questo basta a fare comprendere che De Magistris sapeva bene quali erano i miei rapporti con Pittelli».
Quanto a Gioacchino Genchi, il super perito di De Magistris, Lombardi è durissimo: «Non è un perito, svolge indagini abusive e scrive macroscopiche falsità. È proprio Genchi il personaggio inquietante di questa vicenda. Ci sono troppi misteri intorno al suo lavoro».