Ma non si portano i bambini in piazza

Ma il Telefono Azzurro, cosa ci sta a fare? Quando la finiranno di trattare i bambini come fenomeni da circo (mediatico), come braccio innocente ma attivo della demagogia? Ci sono le fotografie e i filmati televisivi: la folla che sabato manifestava contro il decreto sulla scuola pullulava di bambini. Qualcuno, come testimoniano le immagini da noi pubblicate, ancora col ciuccio in bocca, ancora in età prescolare. I più grandicelli, buoni al massimo per l'asilo, avevano appeso al collo o inalberavano cartelli che denunciavano «Gelmini ministro della di-struzione» o ironizzavano «Il futuro di Gelmini non fa rima coi bambini». Uno, brandito da una bambina che avrà avuto sì e no sei anni, recitava: «È una proposta classista ».

E il Telefono Azzurro, zitto. E nessuna «coscienza critica della nazione », nessun esponente della società civile, nessuna Alta Autorità Morale, nessuna Unicef, nessuna delle migliaia di Ong o Onlus che affermano d'aver in cima ai propri pensieri l'infanzia e i suoi diritti, apre bocca per denunciare la scandalosa, la ributtante strumentalizzazione di bambini ai quali non solo hanno scippato il girotondo, ma sono trascinati in piazza, a marciare e contestare concetti - la scuola classista! - dei quali giustamente ignorano il significato. Che razza di genitori hanno quelle disgraziate creature? Ma che cos'è questa insana fregola di mobilitare i fanciulli, incolonnarli e farli sfilare una volta per dire no alla mafia, l'altra per dire no alla guerra, l'altra ancora per dire no agli Ogm o alla «scuola classista»? Cos'è questa sconsiderata pulsione a imporre a intere scolaresche di tradurre in disegni - rigorosamente di taglio buonistico, bamboccescamente caramelloso e destinati alla pubblicazione sulla stampa progressista - la loro visione dello tsunami, della carestia nel Bangladesh, del disastro aereo o degli sbarchi dei clandestini?

Non possiamo escludere che qualche genitore col cervello anchilosato per overdose ideologica ritenga che ciò serva a far partecipi i bambini - ovviamente «a livello di presa di coscienza» - di problemi smisuratamente più grandi di loro. O che i loro scarabocchi e la presenza in piazza stia a significare la giustezza d'una causa sottoscritta fin dall' età dell'innocenza. Ma anche in presenza di quella che solo un cervello anchilosato può ritenere una giusta causa, la mobilitazione, la strumentalizzazione, in poche parole lo sfruttamento dell'infanzia resta un comportamento moralmente condannabile. Senza mettere in conto, poi, il ridicolo. «Stiamo dimostrando che la sinistra è viva» gongolava il rifondaiolo Paolo Ferrero riferendosi al corteo contro la Gelmini, «che sta nascendo una nuova soggettività politica». Quella coi Pampers?