Non si può appoggiare la linea di D’Alema

Basta un nome per giustificare un No al rifinanziamento della missione a Kabul: Massimo D’Alema. Un ministro che si ritiene un grande statista e che è riuscito a dilapidare il patrimonio di credibilità dell’Italia all’estero faticosamente costruito dal governo Berlusconi in cinque anni. Pochi mesi di errori, di ipocrisia e di tragica discontinuità per rovinare cinque anni di seria coerenza. Gli episodi sono innumerevoli, tutti frutto di un’altezzosa superficialità di intenti e di un’antiamericanismo mai sopito. Il mondo ride dell’Italia, che nel suo ministro degli Esteri va a braccetto con il capo di Hezbollah, un movimento terrorista responsabile di migliaia di morti; che libera cinque terroristi in cambio di un giornalista rapito tenendo all’oscuro tutta la coalizione di pace in Afghanistan, delegittimando inoltre il già fragile governo Karzai; che va a Washington per riferire con il segretario di Stato statunitense mentendo e provocando lo sdegno degli Usa che ormai considerano l’Italia un Paese inaffidabile; che grazie a tutti questi brillanti successi diplomatici provoca l’esclusione dell’Italia dallo scudo spaziale americano in Europa, rendendoci vulnerabili ai missili iraniani. Be’ se qualcuno del centrodestra reputa sostenibile un proseguimento in questi termini della nostra politica estera, dovrà in futuro renderne conto, perché avrà favorito la rovina del nostro Paese.