Ma non si può giocare in una palude

Ditelo a Rosetti, fatelo sapere a Matarrese: su questi campi non si può e non si deve giocare al calcio. Una risaia, una palude, un habitat inadatto ad ospitare una partita. Questo è il Granillo che fa da cornice a Reggina-Roma. Anche - e soprattutto - per questo la Magica rallenta sullo Stretto. Che peccato, proprio contro il fanalino di coda della serie A. Attenzione a non cercare alibi, però, anche se Giove Pluvio e la Dea Bendata si accaniscono con la truppa-Spalletti. Prima le assenze di Totti, Perrotta, Baptista, Riise e Cassetti, poi l'influenza dell'ultima ora di Vucinic. Un'ecatombe o giù di lì. Tanto per dare il segnale che in Calabria insidie e avversità non mancano all'appello. De Rossi ci mette il cuore. Okaka l'esplosiva gioventù. Pizarro quella «doppietta» che non aveva mai realizzato in carriera. Tutto vero ma non basta. Perché ci eravamo dimenticati di Loria e delle sue mille amnesie. Spalletti, preparato e ambizioso, mette in atto l'unica mossa che non avrebbe dovuto fare: fuori Taddei e dentro il difensore ex Siena, che travestitosi da Babbo Natale (eppure è passato oltre un mese...), regala a Cozza la palla del 2-2 e un pomeriggio di gloria. Tutto in un'unica soluzione. Tanto per ricordare a tifosi e addetti ai lavori che la bontà non ha confini. Un harakiri, insomma. Ma disperiamoci quanto basta. Domenica tocca al Genoa tastare il polso alla combriccola giallorossa. Avviso ai naviganti: non saranno ammessi errori e beneficenze.
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