«Non si può vendere ogni anno un mattone per pagare le tasse»

da Milano

La casa è tra i temi «caldi» dell’economia italiana: e anche la campagna elettorale non può evitare di occuparsene. Sulla questione del catasto, in particolare, le polemiche si fanno accese, come dice in questa intervista al Giornale il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani.
Durante il governo Prodi, avete combattuto contro il catasto patrimoniale: per quale motivo?
«Quando quel governo è caduto, per proprietari di casa e condomini è stata la fine di un incubo. Il disegno di legge governativo infatti prevedeva che fossero rilevati sul territorio non i redditi ma i valori degli immobili, e che questi venissero trasformati in redditi - su cui applicare la tassazione - attraverso coefficienti stabiliti discrezionalmente dal governo stesso. Questo significava mettere a regime un catasto fintamente reddituale, ma in realtà patrimoniale, quindi progressivamente espropriativo».
In che senso?
«Il nostro criterio tributario, come in ogni stato civile, prevede che si paghino le tasse sui propri redditi. Non si capisce perché solo condomini e proprietari di case debbano essere tassati sul valore degli immobili, che è cresciuto, anziché sul reddito che ne deriva, che invece è diminuito: o meglio, si capisce perché c’è un’evidente ragione di cassa. Ma il valore si realizza solo quando la casa si vende; e non posso certo vendere un mattone all’anno per pagare l’imposta. Tant’è vero che quando si sono fatte imposizioni patrimoniali in Italia sono state sporadiche e destinate a scopi specifici, come la ricostruzione: questo invece sarebbe permanente».
Comunque, quel progetto non è passato.
«No, perché non ha fatto in tempo ad andare in aula, ma aveva già incassato l’approvazione della commissione Finanze. Perciò le forze politiche che parlano di diminuire la tassazione sulle case ma non si impegnano ad abolire quel catasto patrimoniale dicono parole vuote, che tradiscono una riserva mentale. Noi abbiamo interpellato tutti i candidati premier; solo il Pdl, ad oggi, si è impegnato a favore del catasto reddituale».
In che modo?
«Berlusconi e Fini hanno scritto a Confedilizia una lettera in cui affermano: “Pensiamo ad un catasto reddituale, basato sui redditi reali perché censiti direttamente sul territorio, così da pervenire ad una giusta imposizione fiscale immobiliare, pienamente in linea con il nostro ordinamento tributario”. Vorrei aggiungere che una delle prime conquiste dello Stato unitario è stata l’istituzione del catasto reddituale al posto di quelli patrimoniali vigenti nei vari Stati italiani prima dell’Unità».
E gli altri candidati?
«Non si sono fatti vivi, finora. Abbiamo affidamenti da Casini ma attendiamo ancora un documento formale per valutarlo. Gli altri, li abbiamo sollecitati ripetutamente ma non si sono pronunciati: comunque noi speriamo sempre».