Ma non si scappa soltanto per una protesta

Il tenore è scappato nella notte. Fra la parca nebbiolina e le luci di Natale. Esagerato. Aveva solo ricevuto fischi e disapprovazioni, e nel mestiere succede. Prima, aveva insultato sui giornali il teatro, dopo aver cantato poco felicemente nella prima rappresentazione, e si pensava che avesse ritrovato smalto e classe per risponderne sul campo. Tutti infatti adoriamo essere smentiti nei nostri dubbi e nelle nostre delusioni dai nostri artisti: perché i dubbi e le delusioni in chi crede nell'opera sono frutto dell'affetto e della passione. Però il pubblico normale - non quello della fastosa inaugurazione - non ha ritenuto che questo stesse accadendo, ed ha manifestato con fermezza la sua protesta. Chi reagisce con stizza e poi scappa davanti alla reazione suscitata può essere sconvolto e ferito, ma non può avere ragione.
L'incidente, raro nella civiltà moderna, e doloroso per il prestigio del teatro d'opera, si presta a commenti ironici da parte dei tanti che si erano sentiti imbarazzati alle affrettate autocelebrazioni, ma non sarebbe molto più di un pittoresco fatto di villania, se non cadesse in un momento di inneggiamenti e di difficoltà uniti. La Principessa egizia che per un po' canta da sola guardando dietro alle quinte finché si presenta un signore in borghese e le risponde come uno informato dei fatti, cantando, facendosi dunque identificare come il tenore numero 2, diventa così piuttosto un sintomo e quasi un simbolo doloroso. Tutti siamo pronti ad apprezzare la buona volontà di chi lavora senza aver trovato una compagnia di canto adeguata alla grande tradizione, senza un direttore artistico e senza che tecnicamente il palcoscenico risponda ancora ai requisiti per cui tanto si è scavato e tanto si è speso. Ma l'idea che per nascondere le difficoltà si debba proprio lavorare mirando soprattutto al successo e dichiarando a tutto il mondo che lo spettacolo è una meraviglia storica e che Milano è la capitale internazionale della musica non mi pare un buon modo per costruire con la collaborazione morale e intellettuale di tutti.
Ora vedremo quale sarà l'atteggiamento del teatro: dopo un incidente a casa sua, un buon padrone di casa è buona norma che si scusi con invitati e amici e che poi si metta a pensare per distinguere bene le due categorie. E Monsieur Lissner, che sul piano dello stile ha molto migliorato il teatro, non si è sottratto alle scuse, porte signorilmente al pubblico all'inizio del terzo atto. Gli auguriamo di ottemperare anche all'altra cosa, così da distinguere sempre più i consiglieri buoni da quelli cattivi.