Non si toglie il velo, salta il matrimonio

Una giovane islamica rifiuta di scoprirsi il volto per farsi identificare in Comune, e il vicesindaco manda a monte le nozze

Manila Alfano

Quando la ragazza è arrivata davanti alla porta del comune di Limoges, con i testimoni e la sua famiglia, non stava più nella pelle. Era lì per sposarsi. Indossava l’abito più bello e il velo che la proteggeva da occhi estranei. Nata in un Paese occidentale, ma cresciuta nel rispetto delle regole più severe della legge islamica, la giovane aveva trovato l’anima gemella: un ragazzo di nazionalità francese ma musulmano nel cuore e nelle tradizioni, proprio come lei. Era il coronamento di un sogno. Ma tutto si complica quando il vicesindaco, che celebra il matrimonio, chiede alla ragazza di togliersi il velo per controllarne l’identità. I due fidanzati tentennano imbarazzati. Lei non vuole deludere la famiglia e si rifiuta, il fidanzato cerca di convincerla, ma un testimone si oppone. Il rifiuto costa caro alla coppia, che esce dal municipio senza essere riuscita a sposarsi.
Il sindaco di Limoges, Alain Rodet, commenta allibito: «Celebriamo circa 500 matrimoni l’anno, almeno due la settimana tra cittadini di origine maghrebina, e non abbiamo mai avuto problemi». E precisa: «Non si tratta di un caso di discriminazione ma di una questione di legge. Era una coppia giovane e non poteva non conoscere le leggi del nostro Paese. Entrambi i giovani sono laureati». Rodet non si spiega il motivo di questo atteggiamento e racconta: «Le si vedevano a stento gli occhi. L’ufficiale l’ha pregata di scoprirsi il volto per un attimo, il tempo necessario per l’identificazione. Per non metterla in imbarazzo le ha anche proposto di farlo in una stanza laterale, e di tornare coperta dal velo nel salone dove si celebrava il matrimonio».
Secondo il sindaco, in un primo momento la coppia sembrava d’accordo. «Lei era un po’ dubbiosa, però si era mostrata disposta a farlo quando il fidanzato aveva accettato. I più irritati erano i due testimoni, e uno di loro, il fratello dello sposo, aveva detto di no. A quel punto tutti si sono rifiutati». Spiazzato, il vicesindaco chiede l’opinione del Procuratore della Repubblica, il quale conferma che i due devono identificarsi ed essere riconosciuti. «A quel punto sono usciti tutti dal Comune urlando, minacciando e insultando», racconta il sindaco.
L’obbligo di mostrare il volto figura in una circolare del ministero della Giustizia del 2 maggio 2005, e non ha niente a che fare con la famosa legge del velo, che proibisce i simboli religiosi nelle scuole. Ma le cose non sempre sono chiare, come nel caso di Limoges. Lo scorso settembre, a Morez, un piccolo paese vicino a Lione, Nauel Chliah, una giovane di 21 anni, ha dovuto abbandonare la stanza del Comune in cui si celebrava il matrimonio di suo fratello Riduàn e rinunciare a fare da testimone solo perché indossava il velo. Prima ancora che si sedesse, la giunta comunale le aveva chiesto di abbandonare la stanza. Nauel aveva accettato di farsi sostituire dalla sorella per non rovinare la cerimonia, ma un paio di settimane dopo, attraverso il collettivo, ha presentato un’istanza contro il sindaco per islamofobia.