«Non si vive con una fiducia al giorno» E l’Unione lancia la campagna acquisti

Da Bertinotti a Fassino: «Maggioranza da allargare». I Ds sferzano il premier

da Roma

Dopo l’estate del Sudoku, arriva quella dell’«allargamento». Sotto gli ombrelloni di Capalbio e sulle terrazze romane non si chiacchiera d’altro, anche se nessuno ha capito bene di che si tratti, e magari ognuno intende una cosa diversa.
Al nuovo gioco estivo del centrosinistra ieri si sono uniti leader di primo piano: Francesco Rutelli, Piero Fassino, Fausto Bertinotti. Già altre cariche istituzionali si erano espresse (rapidissimo Franco Marini, più sfumato il presidente Napolitano). Tace invece Massimo D’Alema, impegnato in Medio Oriente con Condoleezza. Ma se Bertinotti punta all’inglobamento di pezzetti di Cdl in uscita, Marini parla di «convergenze strategiche», e si prende applausi da Forza Italia, dove qualcuno azzarda che il presidente del Senato sarebbe un ottimo premier per un governo «istituzionale» e - naturalmente - «allargato». Quando? Dopo la Finanziaria, ovviamente, che sarà la vera prova del fuoco per Prodi e la sua maggioranza mignon.
Se la passa, come il premier conta di fare, poi sarà la Cdl a traballare. «E da lì arriverà qualche mano tesa», dicono i prodiani. Ma se invece inciampa, possono aprirsi vari scenari. Tranne uno: lo scioglimento anticipato delle Camere, che Prodi usa come minaccia ma che troverebbe la base parlamentare dell’Unione pronta a fare barricate (e patti col diavolo) piuttosto che andarsene a casa: «Prima di tre anni, non si scioglie proprio niente», pronostica il ds Fabrizio Morri, che conosce i suoi polli.
Nel frattempo, con Fi e Udc si è fatto l’indulto, che i critici dell’Unione vedono come la prima prova di «intesa» o addirittura di «scambio di prigionieri» (Consorte contro Previti, in sintesi) tra Quercia e Berlusconi. Non a caso Prodi ne ha preso le distanze.
Rutelli, che prodiani e sinistra tengono in sospetto perché dialoga coi centristi di Casini e ha invitato Silvio Berlusconi alla festa del suo partito, ci va molto cauto. Sul Messaggero, rileva che la maggioranza tutto sommato «ha tenuto bene» su indulto e liberalizzazioni, e che deve continuare a dimostrarsi «autosufficiente». Però ci vuole il «dialogo» con l’opposizione, a cominciare da quello che per ora è ancora il leader della Cdl, per far «prevalere l’interesse nazionale» sui «grandi temi». Niente tagli delle ali, assicura: dialogo sì, ma «senza perdere pezzi» a sinistra. A patto però, avverte, che la sinistra radicale non crei «tensioni» e «collabori». Piero Fassino indica la Finanziaria come spartiacque: «Eventuali cambiamenti potrebbero aversi a partire dal 2007», perché «fino ad allora l’opposizione si manterrà compatta». Ma in ogni caso, la maggioranza ha dei problemi grossi da risolvere: «Nessuna persona di buon senso può credere che possiamo governare con una fiducia al giorno, se non si vuole logorare l’istituto fino a stravolgerlo». Né si può «essere prigionieri» dei diktat di pezzi dell’Unione, come i dissidenti sull’Afghanistan che ora, in 16, minacciano di non votare a dicembre il rinnovo della missione: «Non c’è maggioranza che possa vivere condizionata dai diritti di veto». E qui arriva l’avvertimento secco al premier: «È necessario che Prodi eserciti fino in fondo la sua funzione di capo del governo», perché ci sono stati troppi «distanziamenti tra leader e coalizione» che vanno «superati». E il capo dei Ds si aspetta che «fin dalla legge finanziaria Prodi eserciti fino in fondo le sue prerogative, perché ci aspetta un autunno molto difficile».