«Non siamo il giocattolo degli arabi e Mancini è un maestro»

Arrivato al Manchester City nel 2008 Vincent Kompany, talento 24enne belga di origini congoloesi, non ha impiegato molto a convincere Hughes prima e Mancini poi delle proprie capacità sia come difensore che come centrocampista. Per questo motivo è uno dei punti fermi del City che questa sera a Torino affronta la Juve (già eliminata) per confermare il primo posto nel girone.
Cento milioni di sterline investite solamente nel 2010. Come gestite la pressione del dover vincere ad ogni costo?
«Da professionisti, lavorando ogni giorno e prestando poca attenzione a quello che si dice su di noi. Prima non ci considerava nessuno, oggi tutto vogliono batterci: dobbiamo abituarci alla nostra nuova dimensione».
Gli scontri Tevez-Mancini, le intemperanze di Balotelli. Il City non fa notizia solamente per i risultati sul campo.
«I giornali credono che noi leggiamo tutto ciò che scrivono, ma non è così. Le critiche fanno parte del gioco, ma noi andiamo avanti per la nostra strada».
Balotelli in Italia non gode di una buona stampa.
«Mario è un giocatore importante per noi. In Inghilterra tutto ruota attorno al calcio. Finisci sui giornali per qualche vicenda extra-calcistica? Ok, se ne parla, ma non ci si sofferma per settimane su quello. Alla fine vieni giudicato solo per quello che fai in campo, e sarà così anche per lui».
Cosa è cambiato a Manchester con l’arrivo di Mancini?
«Organizzazione e cura della fase difensiva, che sono i due punti cardine della sua filosofia: siamo la miglior difesa della Premier. Tatticamente poi è un autentico maestro».
E nella gestione dello spogliatoio?
«Le incomprensioni ci sono anche nelle piccole squadre. Ciò che conta sono i risultati. Un giocatore come Tevez sarà sempre ricordato per i gol, non per le dichiarazioni».
Quanto conta per voi l’Europa League?
«Molto. È un trofeo, non ne vinciamo uno dal 1976 (la Coppa di Lega). Non possiamo permetterci di snobbare alcuna competizione. La Juventus? A Manchester ha strappato un pareggio molto generoso».
Una parola sullo sceicco Mansour.
«È un proprietario che non aggiunge ulteriore pressione a quella già esistente. Non entra nelle questioni tecniche, mantiene sempre un basso profilo e rispetta molto i ruoli. Il City è la sua squadra, non il suo giocattolo».