«Non so cos’è successo, sono come lobotomizzato»

da Saluzzo (Cuneo)

«Sto vivendo un incubo, mi sento come se mi avessero fatto una lobotomia». Sono queste le prime parole che Alessandro Alessio - 19 anni di Genova - ha rivolto ai suo avvocati difensori Efrem Rainero e Marco Mensi quando nella mattinata di ieri si sono recati nel carcere di Saluzzo, in provincia di Cuneo, per un primo colloquio. Il ragazzo è stato arrestato con la pesante accusa di duplice omicidio per aver accoltellato mortalmente, subito dopo il brindisi di Capodanno i suoi amici Michele Boeti - 29 anni di Racconigi - e Ardit Indershai che di anni ne aveva solo 16 e sei mesi fa era fuggito da una casa di accoglienza per stranieri di Genova. «Ho saputo di averli uccisi solo alcune ore più tardi, quando ero già nella caserma dei carabinieri - ha proseguito Alessio - ho sperato fino all'ultimo che fossero solo feriti». Ai suoi legali il ragazzo ha spiegato i motivi della lite, iniziata subito dopo il brindisi per una parolaccia rivolta alla sua ragazza, Carola Pisciarino, 20 anni di Genova, prontamente difesa da Boeti e Indershai. Un intromissione che ha indispettito Alessio che avrebbe deciso di andare a dormire. «Avevamo bevuto tutti molto e anche fumato erba - ha proseguito il ragazzo - e non riuscivo a prendere sonno. Poi ho sentito i miei amici parlare male di me nell'altra stanza, hanno detto che mi avrebbero riempito di botte ed ho avuto paura di loro». A quel punto Alessio sarebbe sceso in cucina per prendere un coltello per poi risalire nella camera dove, sul letto, al buio si trovavano Carola, Michele e Ardit. Proprio quest'ultimo gli si sarebbe avvicinato minaccioso per spingerlo fuori dalla stanza ed è a quel punto che Alessio racconta di aver sferrato il primo fendente nell'addome del giovane albanese. Anche Boeti, accorso ad aiutare l'amico, avrebbe ricevuto una coltellata in pieno petto. Subito dopo, insieme a Carola, avrebbe cercato aiuto. Questa è la versione di Alessandro Alessio, a grandi linee confermata anche dalla ragazza, che ha già inoltrato richiesta per poterlo andare a trovare in carcere. «È stato un raptus, non voleva ucciderli», lo difende lei che da ieri è tornata nella casa di Genova, dove i due vivevano insieme da qualche mese. «Alessandro è sempre stato molto geloso - ha raccontato la giovane - ma è un bravo ragazzo.