Non solo Hamilton: quando le corse finiscono in farsa

nostro inviato a Montreal

Ammettiamolo. Quello di Lewis Hamilton, domenica, non è stato solo un errore. Bensì una bischerata colossale. Qualcosa che ha il demerito imperdonabile di aver tolto a Raikkonen e alle truppe ferrariste la gioia di lottare per una vittoria che pareva a portata di mano. Qualcosa, però, che ha il merito grande di aver reso ancora più umana questa F1. Lewis che tampona Kimi davanti al semaforo rosso perché, come un bulletto di provincia, sgasa e non vede lo stop, ci ha infatti riportati al passato, quando le corse, improvvisamente, regalavano perle di comicità.
Mentre l'Inghilterra processa il proprio pupillo con titoli del tipo «è proprio uno stupido», mentre McLaren e Mercedes, con i rispettivi ad, Whitmarsh e Haug, si scusano con Domenicali, capo Ferrari, rispolveriamo dunque la F1 delle sciocchezze, delle stupidaggini, la F1 delle comiche. Supremi, fra tutti gli sketch a 300 all'ora, quelli interpretati nel 1995, prima a Montecarlo e poi a Budapest, dal giapponese Inoue. Un vero colosso, un Buster Keaton, un Ridolini, un frullato fra Stanlio e Ollio. Nel Principato, fermo per un guasto alla sua Arrows, si slacciò le cinture. Mentre il carro attrezzi lo trainava ai box venne tamponato dalla safety car e sbalzato fuori dall'abitacolo. Pochi mesi dopo, in Ungheria, posteggiò la sua monoposto in panne a bordo pista e appena sceso fu investito dall'auto medica, una Trabant. Immaginate l'umiliazione per un pilota di F1... una Trabant.
Anni prima, nel 1982, a Hockenheim, Nelson Piquet si stava ormai pregustando la vittoria, quando finì per margherite per colpa di un doppiato, Eliseo Salazar. Nelson non fece toc toc sulla spalla come Raikkonen con Hamilton. No. Nelson iniziò a menar pugni sul casco del cileno e a mollar calci nel sedere.
In tempi più recenti, si ricordano due comiche vittorie di Rubens Barrichello: la prima della sua carriera, nel 2000, ottenuta anche grazie alla gara condizionata da un operaio della Mercedes che, per protesta, camminava in pista durante il Gp di Germania; l'altra, tre anni dopo, a Silverstone, quando un predicatore matto decise di scendere sul tracciato mezzo nudo.
Tornando un briciolo indietro nel tempo, anno 1999, Gp di Germania, l'allora ferrarista Eddie Irvine rimase mezzo minuto fermo al box perché i meccanici della Rossa non trovavano una gomma. Fu un inviato di una tv a indicare, ai ragazzi nel panico, dove si trovava il simpatico polimero. Ma comica fu anche la partenza del Gp degli Usa 2005, quando per problemi a tutte le gomme Michelin, il pubblico di Indy si trovò solo sei auto schierate sulla griglia di partenza.
La comica però che vince la hit parade delle buffonate a 300 all'ora andò in pista - o meglio - nei box, nel 1981, quando il proprietario megalome della Ats, il tedesco Schmidt, contestò una soluzione aerodinamica del proprio ingegnere. Come? Saltando sopra l'alettone anteriore appena montato sulla Ats e rompendolo a furia di pestarlo con i piedi. La gente nella pit lane lo guardò atterrita e lo sentì urlare: «Ecco, così lo togli e metti l'altra ala, quella che piace a me. Perché qui comando io».