Non solo Italia La Gea è un’impresa di import-export

Dall’informativa dei carabinieri emerge l’azione internazionale della società: l’ex romanista Aldair è il referente dal Brasile. In Inghilterra e Spagna gli altri grandi affari

Massimo Malpica

Giochi senza frontiere. La Gea del delfino Alessandro Moggi e degli altri figli d’arte metteva gli occhi addosso agli artisti del pallone di tutto il mondo. E spargeva dalla Francia al Brasile i suoi osservatori perché niente fosse lasciato al caso, tantomeno alla concorrenza. Una società di import-export per piedi buoni e meno buoni, che proprio nella bidirezionalità aveva una sua particolare caratteristica, come osservano gli inquirenti nel rapporto inviato ai magistrati napoletani. «La competitività di Alessandro Moggi, Franco Zavaglia e Riccardo Calleri si estende su tutto il panorama mondiale. Infatti, i tre attraverso collaboratori esteri, riescono non solo a portare calciatori stranieri nei nostri campionati, ma addirittura a esportare gli stessi calciatori italiani, e non solo quelli già affermati e famosi. L’attività svolta ha permesso di individuare i collaboratori esteri di cui la Gea si serve». Eccoli qui.
IN BRASILE AL LAVORO
IL FIUTO DI «PLUTO»
Ricordate Aldair il forte difensore centrale brasiliano, campione mondiale con la Seleção nel ’94? Dopo tredici anni e uno scudetto a Roma, sponda giallorossa, l’amatissimo calciatore (la Roma ha ritirato la sua maglia, la numero 6) è diventato un fondamentale riferimento per la Gea in Brasile, insieme a un altro difensore che ha calcato i campi italiani con minor successo, Marques Teixeira Manuel Dimas, portoghese, classe ’69, un fugace passato anche in bianconero. «L’opera dei due - si legge nell’informativa - già è stata ampiamente descritta in occasione del tesseramento del giovane Thiago alla Roma, il quale è stato scoperto in Brasile proprio dai predetti e proposto a Zavaglia che poi ha provveduto a trovargli un’adeguata sistemazione in Italia». Tra la Gea, Dimas e Aldair c’è un filo diretto. Quando a novembre del 2004 il Livorno ha bisogno di una seconda punta, Zavaglia pensa a un attaccante carioca. Il Livorno è d’accordo e invita a procedere. Il procuratore alza il telefono e chiama Dimas per chiedere di trovargliene uno in tempi brevi, il portoghese replica che proprio Aldair ha una punta per le mani, ma che «forse lo ha già spedito in Giappone».
DALLA CORRIDA A CORRADI
GLI AFFARI CON LA SPAGNA
Nella penisola iberica si dà da fare alla grande un certo Mario Dell’Anna, che i carabinieri di Roma individuano come «il collaboratore Gea dalla Spagna». A Madrid, Valencia e Barcellona è lui l’uomo a cui Moggi jr e gli altri si affidano, soprattutto quando c’è da piazzare qualche pedatore nostrano che in patria non trova spazio. È lui, Dell’Anna, che a novembre 2004 risponde pronto alla richiesta di Zavaglia per il trasferimento al Valencia di Di Vaio e Corradi, che infatti sbarcano nel club spagnolo. È lui che pochi giorni dopo sonda lo stesso Zavaglia per sapere se c’è uno spiraglio per portare il leccese Bojinov in una grande squadra, il Barcellona, ricevendo dall’uomo-Gea assicurazioni che «se la società è veramente interessata ne parlerò con il direttore sportivo del Lecce che è mio amico», ma alla fine, dopo una parentesi inglese che vedremo più avanti, Bojinov finirà alla Fiorentina. E finirà in viola anche il diesse del Lecce, che è Pantaleo Corvino. Zavaglia prova anche a convincere Dell’Anna a «ispanizzare» un altro grande ex romanista, Vincent Candela, chiedendogli di trovare una squadra per il francese. Anche qui, però, la strada poi cambia e il calciatore finisce prima in Inghilterra, al Bolton, e infine si accasa all’Udinese. Curioso anche il lavoro di «estimo pedatorio» che tocca all’uomo Gea in Spagna. Quando Brambati contatta Alessandro Moggi per «girargli» una richiesta del dg genoano Stefano Capozzucca, che vuol sapere quanto vale il talentuoso argentino Diego Alberto Milito, Moggi non batte ciglio: «Attiverò Dell’Anna e ti farò sapere». Sarà un caso, ma quando poi il Genoa finisce in C1, Milito vola proprio in Spagna, al Saragozza.
L’ASTA PER CASSANO
TRA CHELSEA E REDS
Perfida ma ricca Albione. Grazie ai soldi investiti nella Premiership dai russi, il mercato britannico è molto appetibile. E la Gea, a quanto racconta l’informativa, oltremanica conta su tre collaboratori, «identificati in Andrea Zinnia, in tale Vlado e in tale Apollo, i quali sono particolarmente sollecitati in considerazione delle grosse quantità di denaro che circolano nel calcio inglese», e non disdegnano affari trasversali con la Spagna. Così ecco che in vista del mercato invernale dello scorso campionato, a dicembre del 2004, comincia la giostra per esportare tecnici e giocatori. Anche qui c’è in ballo Bojinov, ma la parte del leone la fa Cassano: dal Chelsea al Manchester tutti sembravano pronti a far follie per il talento di Bari vecchia, poi svenduto nel corso dell’ultimo campionato dalla Roma al Real Madrid.
Il perno di tutti gli affari è Zinnia, che per esempio il 13 dicembre chiama Zavaglia. Sa che il procuratore della Gea una settimana dopo ha appuntamento con l’attuale allenatore del Monaco Francesco Guidolin, e «gli anticipa che sicuramente il mister gli farà presente che a fine anno aspirerebbe ad allenare una squadra inglese». E sempre Zinnia, due giorni dopo, avvisa il suo referente italiano che ha un meeting triangolare Italia-Spagna-Inghilterra in programma il 20 dicembre: «Ci saranno l’allenatore del Barcellona Frank Rijkaard, a cui interessa Bojinov a gennaio, e poi ci sarà tale Zavi, stretto collaboratore di Roman Abramovich del Chelsea, interessato ad Antonio Cassano per giugno». Nell’incontro evidentemente si mischiano un po’ le carte, perché il 21 dicembre Zinnia avvisa Zavaglia che la squadra che vuole Bojinov non è più il Barcellona ma il Chelsea, e che il collaboratore di Abramovich, Zavi, è disposto a lasciarlo in Puglia fino a fine stagione, ma chiede ai salentini di autorizzare direttamente Zavaglia a trattare. Su Cassano invece si concentrano le attenzioni di un altro grande club, il Manchester United. I «Reds», spiega Zinnia, hanno 25 milioni di euro pronti per la Roma, e sono disposti a lasciare il giocatore in giallorosso fino al termine del campionato. Il Chelsea però perde l’attaccante bulgaro, che come detto finisce alla corte di Della Valle. E così i «Blues» tornano alla carica per il talento barese. Parte un’asta stellare, anche la squadra di Abramovich mette sul piatto 25 milioni di euro «per avviare la pratica relativa all’acquisto di Cassano», annotano stupiti i militari dell’Arma. Una partita arbitrata dalla Gea che si gioca dopo la chiusura del mercato invernale, e dunque da perfezionare a giugno. Se il braccio di ferro è vero, qualcuno in curva Sud e a casa Sensi potrebbe chiedersi come mai il barese è finito a Madrid con i saldi invernali di quest’anno, in scadenza di contratto e per una cifra cinque volte inferiore: appena cinque milioni di euro.
BUSINESS-PULLMAN
TRA MUTU E MOGGI JR
Non solo Cassano, non solo Bojinov. C’è mercato anche per il non più giovanissimo Mark Iuliano, una carriera in bianconero, ora alla Samp, sfiorato dall’inchiesta sulle scommesse. Moggi padre dice a Moggi figlio: «Iuliano è in una situazione disastrata, non sa nemmeno cosa sia l’orgoglio: è meglio fargli cambiare aria». Il 3 dicembre 2004, Vlado avvisa Zavaglia che agli inglesi piace l’arcigno difensore. Due settimane e Vlado richiama per formalizzare la prima offerta, comunicando che «il Crystal Palace è intenzionato a prendere Iuliano dal primo gennaio 2005, con un triennale di un milione e duecento euro». Ma il difensore alla fine viene «deviato» al Real Majorque, in Spagna. Apollo, da Londra, è un agente Gea «trasversale». Chiama Zavaglia a dicembre per dirgli che le carte per Tacchinardi sono pronte, e le spedisce via fax. Poi risponde affermativamente quando il procuratore della Gea gli domanda se, dopo l’infortunio di Larsson, il Barcellona ha bisogno di un nuovo attaccante. Chi un attaccante lo vuole, e se lo prende, è la Juve. L’uomo in questione è Adrian Mutu, che il Chelsea ha «scaricato» dopo l’intoppo del romeno con la cocaina. Il «Blues» non fanno in tempo a rescindergli il contratto che il suo nuovo procuratore Alessandro Moggi ne propone al padre il passaggio in bianconero. La Juve ha troppi extracomunitari in rosa, per aggirare la norma che bloccherebbe l’ingaggio di Mutu, l’attaccante deve provenire da una squadra italiana. Detto, fatto: lo squalificato centravanti viene «venduto» al Livorno, che a sua volta lo cede alla Juve. Un favore da un squadra amica è il minimo dovuto a Lucianone. Ma «nello stesso tempo - commenta l’informativa - non si può fare a meno di indicare il rapporto che si è creato tra Alessandro Moggi e Mutu (...). Mutu gli propone di acquistare a un prezzo vantaggioso, attraverso le conoscenze di questi in Fiat, 500 pullman da rivendere poi in Romania, in modo tale da guadagnarci entrambi. L'agente si mostra disponibile a quanto richiestogli, riservandosi però di parlarne con il padre Luciano».
SE IL QUARTO UOMO
RISPONDE A CALLERI
Ancora dicembre 2004. Spunta un quarto agente al servizio di Sua Maestà. È Vlado a «bruciarlo» con gli inquirenti svelando in una chiacchierata con Zavaglia «che sul mercato inglese opera anche tale Frank, il quale mantiene esclusivi contatti con Riccardo Calleri e insieme non solo trattano calciatori già affermati, ma anche giovani promettenti, che, come già più volte detto, rappresentano la linfa vitale per dare continuità all’egemonia Gea in Italia». I carabinieri «spiano» anche il business di Frank, che per conto del socio di Moggi Jr cerca un club disponibile a tesserare il «primavera» della Lazio Michele Gallaccio. Finirà nelle giovanili del Chelsea, ben lieto appena un anno dopo di rientrare alla base, a Pisa.
ANCHE I MOGGI
ALLA FIERA DELL’EST
Per i carabinieri un altro ambito di mercato al quale la Gea guarda con crescente interesse è quello dell’Est europeo, e in particolare quello della Russia dei nuovi tycoon del calcio, che avevano provato anche a comprarsi la Roma. Padre e figlio Moggi parlano spesso tra loro delle opportunità di affari offerte dalla nuova frontiera. E a proposito di una visita romana dei dirigenti della Lokomotiv Mosca, il piccolo Moggi spiega che non sarà presente perché ha un impegno nella Repubblica Ceca. «Vado lì perché c’è il Bolton interessato a un giocatore dello Sparta Praga a fine contratto - racconta Alessandro a Luciano alla fine di novembre del 2004 - e quindi vengono a vederlo giù, e poi dopo c’è Jankuloski che mi ha chiesto di parlare con dei suoi amici procuratori cechi». Sono quelli che hanno in mano la procura di Peter Cech, il portiere del Chelsea di Abramovich, e «fanno un sacco di affari tra Inghilterra e Spagna». Papà Luciano ne è entusiasta, «lo esorta ad inserirsi nel giro confermandogli il buon circuito di affari possibili», osservano gli inquirenti. «Inserisciti, inserisciti, perché quello è un buon settore. Vedi un pochino di non fa’ guerre con Raiola (Mino Raiola, agente di calciatori attivo all’estero, ndr) però digli de mette insieme qualcosa, perché Raiola sa tutto!». Sempre al di là del muro. Siamo a ottobre 2004, Alessandro Moggi informa il padre che il presidente del Cska di Mosca lo sta cercando. Vuole un incontro al fine di instaurare una collaborazione. Luciano accetta, è l’uomo più ricercato del mondo del calcio.
NIGMATULLIN, UNA FIRMA
E PASSA LA PAURA
Non c’è solo l’informativa dei carabinieri sull’internazionalizzazione della Gea. Un capitolo, per la verità opaco, è già stato scritto anni fa dalla squadra mobile romana. E nelle ultime settimane i pubblici ministeri capitolini Palamara e Palaia, in raccordo con i colleghi napoletani, si sono messi a rileggere gli atti giudiziari di una precedente inchiesta sulla mafia russa e sulle sue ramificazioni in Italia. In quell’indagine, condotta appunto dalla Mobile, veniva affrontata la vicenda del burrascoso trasferimento al Verona del portiere della nazionale russa, Ruslan Nigmatullin, tenuto «sotto sequestro» in una camera d’albergo, privato dei telefonini e del passaporto, e così «costretto» con la forza a firmare la procura in esclusiva. Da intercettazioni e pedinamenti era emersa la Gea, che a un certo punto avrebbe accampato un diritto di prelazione sulla gestione dell’estremo difensore del Lokomotiv Mosca. Che pure era già in accordo con altri procuratori, fra cui Marco Trabucchi. L’episodio si inserisce a pieno titolo nel capitolo del calcio sporco dove si ipotizza il reato di illecita concorrenza con minaccia e violenza. Siamo a cavallo fra il 2001 e il 2002. In una telefonata intercettata fra Trabucchi e un procuratore concorrente della Gea si commenta ciò che sarebbe capitato a Nigmatullin in una camera di un hotel di via Veneto, a Roma. «Ha firmato per la Gea... ieri gli hanno preso il cellulare... gli hanno detto di non parlare con nessuno poi gli hanno preso tutti i cosi... sì, sì... perché Moggi si era messo d’accordo col presidente del Lokomotiv...».
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