Non solo rally La Pirelli: «Pronto il piano per la F1»

Lo rivela l’amministratore delegato Gori dopo aver annunciato che la Casa italiana, dalla stagione 2008, rifornirà tutti i team dell’altro mondiale

Il passato, un nobile passato, e il futuro a cui puntare. In mezzo un presente giocato come sul tavolo verde del poker. Con un grande obiettivo in mente: ritornare in F1. «Perché è vero - ammettono ai piani alti della Pirelli - ancor oggi, quando i tifosi parlano di F1 pensano a un marchio che da anni non vi corre più, ma che molto ha investito in passato: la Goodyear». Nell’immaginario quotidiano quel nome è ancora sinonimo di velocità. Questo con buona pace della Bridgestone che rifornisce tutti e della Michelin che ha vinto gli ultimi due mondiali per poi abbandonare la nave perché la filosofia della federazione internazionale non era più in linea con la sua. E con buona pace anche della Pirelli, che in F1 ha vinto 42 volte, e ha molta voglia di tornare. Tanto più che la Fia, con lentezza suprema, pian piano pare voglia accontentarla introducendo, nel tempo, norme tecniche in linea con la filosofia costruttiva della Casa italiana.
Quando si gioca a poker non esistono coincidenze, si creano: e coincidenza vuole che a inizio settimana la Pirelli abbia annunciato di aver siglato l’intesa con la Fia per diventare, dal 2008 al 2010, l’unico fornitore del mondiale rally. Un accordo che si aggiunge a quelli già in essere nella Superbike, nella Grand-Am a stelle e strisce, in molte serie Gt, in tutto una ventina di campionati. «Sicuramente sulla Fia ha fatto presa il nostro marchio, perché i rally vogliono crescere e il nostro è uno dei pochi nomi storici nel mondo dei motori», sottolinea con fierezza Francesco Gori, amministratore delegato di Pirelli Tyre.
La caratteristica base della vostra proposta?
«Aver messo per iscritto la volontà di fare molta attività nei campionati nazionali in modo da consentire ai giovani talenti di emergere e avere la possibilità di accedere al mondiale».
Soldi? Circolano delle cifre?
«Sono cifre piccole, non dico figurative, ma non rilevanti rispetto all’impegno economico in termini di fornitura e logistica».
In superbike date supporto a tutti i team, Ducati campione del mondo compresa, ma la Ducati in MotoGp è con la Bridgestone. Non dà fastidio?
«Nella MotoGp c’è un’esaperazione delle gomme che le allontana dalla serie. Mantenere il legame con la produzione resta il nostro obiettivo. Gli sforzi nelle corse ci premiano nella misura in cui portiamo l’esperienza sportiva nell’attività produttiva di tutti i giorni. Certo, in termini di immagine sono pentito di essere rimasto lontano dalla MotoGp, visto Rossi e l’incredibile stagione passata; però non escludo nulla per il futuro. Tanto più con una Casa come la Ducati».
Però per il tifoso comune non c’è gomma senza F1.
«È vero. Comunque, la primavera scorsa la Fia ci ha invitati a partecipare alla gara per le stagioni 2008-2010; ci siamo incontrati, abbiamo sottoposto la nostra proposta che aveva però una condizione: cambiare le dimensioni dei cerchi attuali da 13 pollici (sono troppo piccoli, ndr). È un tipo di tecnologia che va nella direzione opposta a quella del prodotto di serie».
In effetti solo in F1 la tecnologia della ruota è ferma da vent’anni a dimensioni nane: poco cerchio, tanta gomma.
«Intanto la Fia ha deciso per il futuro di spostare di un pollice le dimensioni... Noi speravamo di più, almeno in un salto di due, da 13 a 15. Per cui è diffile pensare che nel 2011 aumentino a 17 pollici, cioè le dimensioni che vogliamo noi, ma se fosse, saremmo pronti a entrare subito in F1. In quel caso la struttura della gomma ribassata non sarebbe diversa da quella che da anni rappresenta il nostro cavallo di battaglia nella produzione di serie e nella maggior parte delle competizioni motoristiche a cui partecipiamo».
Chiamiamola una piccola sollecitazione alla Federazione...
«No, la Fia sa già tutto».
Come dire: se ci vuole, siamo qui.