Non solo Scala, la lirica cerca spazi «popolari»

«Viva Verdi, che l’opera sia ancor più popolare!». Dopo la prima scaligera del «Don Carlo» è il grido di battaglia che metaforicamente risuona in questi giorni dalle parti della Fabbrica del Vapore, alias CiakWebank.it. Potrebbero obiettare i melomani intregalisti: che cosa c’entra una rassegna lirica in quel teatro a due passi da Chinatown ?
«È un esperimento. Vogliamo portarla sulla nostra scena che è estranea rispetto al genere, poi vedere la risposta cercando di percorrere con curiosità altre strade e aprire varchi per il futuro», spiega il direttore artistico Paolo Scotti. «Niente gare con altri enti, ci mancherebbe. Noi facciamo la nostra proposta; alternativa fedele al testo con sorprese sceniche con lo scopo di avvicinare al “belcanto“ la gente che nei loggioni non ci ha mai messo piede», chiosa il regista Mario Riccardo Migliara. Tutto nasce in seguito ai buoni risultati di pubblico alle opere rappresentate al Castello ad agosto. Allora, musica col bis! In via Procaccini si comincia con la prima del verdiano «Nabucco» (sabato 13 e 14 dicembre), classico dei classici - e apripista per vedere se le serate saranno sold out coi 2mila posti occupati -, seguito da «La Bohème» di Puccini (17 e 18 gennaio) e da «La Traviata» (18 e 19 aprile). Durante le vicende di Nabucodonos - con babilonesi-nazisti con tanto di svastica rivisitata - «i pittori Alessandro Spadari ed Elma Mael dipingeranno dal vivo su gigantesche pergamene la storia con immagini simboliche», recita la presentazione. Nello spettacolo richiami alla kabala con l’eterno ritorno circolare degli avvenimenti, l’action painting e l’inedita formula della «lirica multisensoriale» (percezioni olfattive delle ambientazioni: nel tempio ebraico, grazie allo sponsor tecnico, rifiorisce la percezione degli agrumenti).
«L’idea è anche quella di creare un ritmo che mantenga accesa l’attenzione del pubblico», è la spiegazione del regista con pedigree cinematografico e televisivo. Tra le forze in campo non «star» ma buone voci e suoni di rilievo; dall’Orchestra Filarmonica di Milano al Teatro dell’Opera Milano per la produzione; cast di sette cantanti, direttore Roberto Gianola e Corale ambrosiana di Roberto Ardigò.
E in una conferenza stampa poco affollata a causa della neve: soprani e baritoni seduti in prima fila, gli abbaglianti colori dell’artista Elma Mael, un po’ di buonumore e qualche citazione con taglio utopistico per tenersi in esercizio: «Pensiamo al Fitzcarraldo di Herzog, che voleva portare l’opera nel cuore dell’Amazzonia...». Per fortuna la strada per il Ciak non è così lontana e rischiosa, tanti auguri! (Info 199.177.199).