Non solo stelle e forchette: anche la trattoria fa tendenza

Chiara Cirillo

Autunno, tempo di guide gastronomiche. Occhi puntati sui soliti noti (Heinz Beck, Antonello Colonna) e sui giovani rampanti dell’haute cuisine capitolina. Ma se si vuole mangiare bene senza spendere una fortuna? Niente paura: la guida «Roma 2006 del Gambero Rosso», presentata qualche giorno fa alla Città del gusto e già disponibile in libreria e in edicola al prezzo di 10 euro, non lesina consigli anche su pizzerie e wine bar, trattorie e ristoranti esotici.
La guida premia le migliori trattorie e i wine-bar con i «gamberi», da uno a tre in un crescendo di qualità, prezzo e simpatia. Al top ecco L’Osteria di San Cesareo, cuore della vera cucina romana, preparata magistralmente dalla signora Anna. E anche se il menù cambia spesso - stiamo pur tranquilli - sono variazioni su un solo tema: Roma. L’Osteria è seguita da Roscioli (due gamberi) dei fratelli Pierluigi e Alessandro. Indirizzo sicuro per prodotti, cucina e vini. Il locale di via dei Giubbonari infatti, definito un «wine bar all’italiana», ha un’offerta a tutto tondo: alta gastronomia prêt-à-porter e graziosi tavolini sul retro dove gustare prelibate pietanze. Un altro indirizzo da appuntare sul nostro taccuino è quello di Domenico dal 1968, considerata una delle migliori trattorie del quartiere Appio. Qui l’esperienza trentennale della famiglia Compagnucci fa sì che la cucina tipicamente nostrana abbia qualcosa di più. Sarà per la ricerca delle materie prime o per la cura con cui vengono preparate, fatto sta che il risultato è di straordinaria fattura. Sempre in materia, ci fa piacere segnalare l’Osteria del Velodromo Vecchio, un locale vecchio stile, in cui la cucina di Matteo Ballarini convince e stupisce. Qui le stagioni e i prodotti del territorio decidono il menù e a noi non resta altro che godere dei cambiamenti. Habitué della guida è invece Baba in quel di Tor di Quinto, vero locale da amatori con il menu unico servito sempre alle 21 al suono della campana suonata dalla straordinaria e statuaria titolare. E ci fa piacere notare l’esordio in guida anche di un luogo «istituzionale», l’enoteca regionale Palatium che vede ai fornelli Severino Gaiezza, giovane allievo di Antonello Colonna, che propone una selezione di insalate, piatti caldi e dolci che cambiano ogni giorno. Il tutto accompagnato da una ricca carta dei vini tutta (finalmente!) laziale.
E per chi ama i cibi esotici? Ecco alcuni indirizzi validi dove si sfiora l’alta cucina. Ne abbiamo selezionato una minima parte, anche perché nella guida ce ne sono davvero tanti, e tutti dove andare a colpo sicuro. Per l’eritreo confermiamo Africa, il locale dietro la stazione Termini che dal 1968 continua a incuriosire, e a piacere aggiungiamo noi, anche per il fatto che si mangia con le mani. Per il giapponese abbiamo scelto una new entry, Doozo al quartiere Monti. Aperto di recente, è un locale dalle tante sfaccettature: galleria d’arte, libreria, dove soffermarsi anche dopo cena. E poi c’è Kabab per una serata all’insegna di atmosfere mediorientali e per gustare la cucina persiana, rara e ancora poco conosciuta nella Capitale. Per chi di spezie e di sapori indiani si vuol saziare segnaliamo Il Guru di via Cimarra, che tra nuove aperture e cambi generazionali, si conferma per habitués e nuovi adepti uno dei più buoni posti dove mangiare piatti tipici dell’India.
Ma non solo Roma. Nella guida tra gli indirizzi per vivere momenti di alta cucina anche nella provincia che cresce, anche gastronomicamente. Come accade a Il Tordo Matto di Zagarolo (grande novità di questa stagione) o al Chinappi di Formia o al Sanges di Ostia. Ma la guida certo non finisce qui: lo slogan «mangiare, comprare, dormire, tutti i migliori indirizzi della città» è una realtà tutta da scoprire. E lo faremo presto.