Non solo turta di spus, ecco la guida alle sconosciute fontane di periferia

Si chiamano fontane «interattive a cascata ascendente»: l’acqua non zampilla più al centro di vasche o di alzate in pietra o cemento, ma è a portata di mano e di refrigerio perché i getti sgorgano direttamente dal suolo. Una delle prime realizzate a Milano si trova al quartiere Olmi, in via delle Betulle al civico numero 15. Qui di pomeriggio si danno appuntamento ragazzini che sfrecciano di corsa, sullo skate o in bicicletta attraverso i 10 alti pennacchi d’acqua.
Altra periferia, altra fontana interattiva: stavolta siamo in piazza Anita Garibaldi, tra Baggio e Quinto Romano. Al centro della piazza e tra ciliegi purtroppo ancora giovani e poco esperti di ombra, crepita una fontana con otto getti d’acqua disposti a cerchio: fermarsi ad ascoltare il suo canto può rendere meno pesante la calura estiva. Ultima tra le interattive di Milano, nel 2001, si è aggiunta anche una fontana in centro. È situata nei Giardini Guido Vergani di via Giorgio Pallavicino, a Pagano. Massi «erratici» sono stati posati in un boschetto di platani dove i bambini si rincorrono tra improvvisi getti d'acqua (25 ugelli interrati e crepitanti su un ciottolato circolare). Alcuni giovani patiti di frisbee lo lanciano attraverso gli spruzzi: «Le traiettorie - dicono - diventano imprevedibili e il refrigerio è assicurato».
Ma torniamo in periferia. Pochi sanno che attraverso la porta centrale del cimitero di Lambrate, dai primi Anni Novanta, si può ammirare una fontana monumentale disposta su un terrapieno maniacalmente coltivato ad aiuola. È costata un miliardo di vecchie lire e oggi se ne sta lì a sussurrare storie di vita e di morte a chi sa ascoltarla. È poco conosciuta anche l'unica fontana di Baggio. Si trova in piazza Stovani e non fa una buona pubblicità alla centrale idrica che sorge proprio lì vicino: due piscine, una quadrangolare e l’altra rettangolare, raccolgono acqua che scende col contagocce da un ugello. Risultato: pozze stagnanti nel cuore di un quartiere antico.
Anche la Comasina ha la sua fontana, tra le 36 presenti in città. Nata per ingentilire la piazza Gasparri ha al suo centro una struttura astratta dello scultore Nino Cassani intitolata «Trasformazione». A causa dei filtri sempre otturati da bottiglie e cartacce, già nel 2002 costò 140mila euro di manutenzione. Periodicamente viene vuotata e ripulita per decenza e oggi è ancora all’asciutto a causa di lavori per dotare la vasca di un impianto a ricircolo e di nuovi giochi d’acqua e di luce (spesa prevista: 215mila euro, termine dei lavori: il prossimo dicembre). «Stranamente quando la fontana è asciutta - dice l'edicolante di piazza Gasparri - la vasca è linda e pulita: nemmeno un mozzicone».
Perfino Quarto Oggiaro, dicono i più informati, starebbe uscendo dallo stereotipo di periferia difficile, anche grazie alla recente sistemazione del parco di via Lessona e della Villa Scheibler. E proprio al centro del cannocchiale prospettico dell’antica dimora, nel 2005 ha trovato posto una bella fontana zampillante. È composta da quattro vasche quadrangolari animate da altrettanti pennacchi d'acqua. Tutt'attorno roseti e panchine e astanti, presumibilmente soddisfatti. «Le fontane - scriveva nel 1984 lo storico dell'arte, Cesare De Seta, in un dotto articolo - segnano con assoluta precisione la crescita e il prosperare della struttura urbana». Sarà un caso, ma anche Quarto Oggiaro oggi sembra più vivibile, grazie alla sua nuova fontana.