Non soltanto moschee, Pisapia ora vuole pure un centro islamico

Pagina 27 del programma del candidato sindaco è chiara: &quot;Realizzazione di un grande centro di cultura islamica che comprenda oltre la moschea, spazi di incontro e aggregazione&quot; <br />

Milano L’altra notte, al termine del consiglio comunale, la maggioranza ha votato la realizzazione, entro fine anno, di una grande moschea. Con tanto di minareto e centro islamico. Non è Milano. Almeno per ora, almeno finché sarà sindaco Letizia Moratti e non Giuliano Pisapia. Questa volta il destino di diventare la Mecca dell’hinterland milanese è toccato alla Sesto San Giovanni del sindaco Giorgio Oldrini a capo di una giunta di centrosinistra. «E nonostante la nostra durissima opposizione», spiega il consigliere del Pdl Roberto Di Stefano. Ora il rischio, con le giunta di centrosinistra, è di veder spuntare moschee come i funghi. Anche se ancora non c’è una legge nazionale che regolamenti i rapporti tra lo Stato e la religione islamica per mettere almeno qualche paletto. A partire da un albo degli imam o dalla possibilità di controllare che le loro prediche non si trasformino in appelli alla guerra santa.
E quello di Sesto potrebbe essere solo un antipasto di quello che succederà anche a Milano.

Almeno a scorrere pagina 27 del programma dell’avvocato ultrarosso Giuliano Pisapia. «Riteniamo - si legge - che la realizzazione di un grande centro di cultura islamica che comprenda, oltre alla moschea, spazi di incontro e aggregazione, possa essere non solo l’esercizio di un diritto, ma anche una grande opportunità culturale per Milano». Non solo dunque una grande moschea, la più grande d’Europa già dice qualcuno sull’onda della vittoria al primo turno, ma anche un grande centro di cultura islamica che comprenda anche spazi di incontro e aggregazione. Il tutto come «una grande opportunità culturale per Milano».

Difficile, dunque, immaginare un ripensamento. Più facile credere che questo sarà solo il primo passo per un disegno finale di ben altra portata. Che potrebbe avere, in caso di vittoria della sinistra al ballottaggio, ben altre conseguenze. Come il voto agli immigrati, come si legge sempre nel programma. «Per coinvolgere gli stranieri nelle decisioni politiche della città è fondamentale riconoscere il diritto di voto. Per i referendum e le altre consultazioni comunali, tale diritto può essere introdotto con una semplice modifica dello statuto». Nemmeno un voto del Parlamento, dunque. A Milano basterà Pisapia.
Come basterà un voto in aula anche per cancellare una piscina olimpionica. Quella che da anni manca a Milano e che dovrà lasciare spazio proprio al luogo di culto islamico. «Il progetto è già pronto - spiega l’assessore allo Sport del Comune Alan Rizzi - E la piscina sarà a costo zero. Aspettavo solo il via libera del nuovo piano di sviluppo urbanistico.

Ma ora sembra che ci sia un progetto per mettere la moschea proprio in quell’area». Oltre 20mila metri quadrati in via Bentivoglio, perfettamente serviti dalla metropolitana con la fermata Bisceglie e da un parcheggio di interscambio. Col vicesindaco Riccardo De Corato che spiega come la «cittadella dell’Islam» voluta da Pisapia, sarebbe «un nuovo crocevia del terrorismo». E ricorda l’ex imam di viale Jenner Abu Imad, in carcere dopo essere stato condannato definitivamente per associazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo. Da cui mai ha preso le distanze Abdel Shaari, l’attuale direttore di viale Jenner, uno dei sette centri islamici al mondo più temuti dalla Cia, dove «secondo i giudici si faceva il lavaggio del cervello per aspiranti kamikaze».