«Non sono convinto che sia finita qui. Meglio farla fallire»

da Milano

Allora è chiusa, professore?
«No, non credo - risponde Marco Ponti, docente di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano. - Mi spiego. Alitalia è in una situazione catastrofica, tecnicamente fallita. Il suo valore è costituito soltanto dagli elementi di protezione che conserva: slot e diritti bilaterali, che significa esclusiva su molti collegamenti intercontinentali. Dove è esposta alla concorrenza, più vola e più perde».
E dunque?
«Spinetta è un uomo esperto. I bilaterali, in particolare, sono un valore di rilievo; se, sotto la pressione del Nord, si liberalizzassero, ho dei dubbi che Air France sarebbe ancora interessata. Non parliamo poi della moratoria: in questo caso Air France potrebbe accettare Alitalia solo in regalo. Poi c’è il nodo Az Servizi: Air France tiene pochi dipendenti e gli altri li regala allo Stato, perché le attività di terra non sono inseribili nelle economie di scala. È per questo che non sono tanto convinto che la vicenda si chiuda qui».
Che alternativa c’è?
«Sono cinico: se fallisse sarebbe meglio per il Paese. È vero che Air France sarebbe capace di risanarla, ma un soggetto così forte sarebbe in grado di condizionare pesantemente la continuazione delle strategie di liberalizzazione da parte della Commissione europea. Le grandi compagnie valgono in virtù del loro grado di protezione: altrimenti, una compagnia stile Ryanair le spazzerebbe via tutte».
Fallimento significherebbe chiudere una grande azienda e farla a pezzi.
«Invece, mi creda, sarebbe meglio puntare su un sistema di aeroporti efficienti e competitivi che possano attirare compagnie vincenti sul mercato. Meglio così o inseguire briciole di monopolio? Già dieci anni fa dicevo: anziché proteggere Alitalia, si dovrebbe favorire la crescita di altri soggetti».
Adesso Alitalia diventerà una compagnia regionale? L’Italia sarà impoverita?
«È chiaro che Alitalia sarà un pezzo di Air France. Ma se sarà resa efficiente potrà senza dubbio riprendersi il mercato del Nord Italia: ha ragione il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi, quando dice “rimbocchiamoci le maniche perché il mercato sia servito adeguatamente”».
Perché il governo in questi anni non è riuscito a risanare Alitalia?
«Il segnale che è stato sempre dato a sindacati, fornitori e manager è il seguente: “Alitalia non può fallire”. È la ricetta più sicura per portare alla rovina i conti di qualunque impresa. Questo è il peccato originale».
Che futuro prevede per Air One, che si è battuta per l’acquisto dell’Alitalia?
«Mi sembra messa maluccio. È molto indebitata, vola con aerei mezzi vuoti e ha ordinato decine di nuovi Airbus. Anche il partner Lufthansa si è un po’ raffreddato. Non vorrei che riemergesse anche qui la logica italiana del “tanto, non mi fanno fallire”».