«Non sono il diavolo forza, ora dimmi che ti faccio impazzire»

Le frasi porno del francescano: «Grida che mi vuoi», «Dormi nuda?», «Ti piacciono le carezze? Io ho mani caldissime»

Un’avvertenza preliminare: quella che leggerete qui di seguito è solo una piccola parte (e quella meno scabrosa rispetto alle frasi impubblicabili, ma puntigliosamente allegate agli atti) delle intercettazioni telefoniche che la Questura e la Procura di Cosenza hanno raccolto nel fascicolo con cui il Pm ha chiesto al Gip l’autorizzazione all’arresto nei confronti di padre Fedele Bisceglia. Conversazioni dal rilievo penale tutto da verificare, ma apparentemente non di una gravità tale da irrobustire sostanzialmente un’ipotesi di reato grave come la violenza carnale. Perché - è bene ricordarlo - di questo è accusato il religioso plurilaureato (Teologia, Lettere, Medicina) fondatore e responsabile dell’Oasi francescana di Cosenza. Ma queste conversazioni una cosa la dimostrano con certezza: padre Fedele è incompatibile con l’esercizio del suo alto ufficio e col suo ruolo di pastore di anime; impartire sacramenti e poi conversare a telefono come fa padre Fedele sono atteggiamenenti inconciliabili. Per tale motivo la pubblicazione di queste intercettazioni (purgate, lo ripetiamo, dei passaggi più squallidi) non configura una violazione della privacy, ma un legittimo diritto e dovere di cronaca.
«Non sono un diavolo,

dimmi che mi vuoi
(1 dicembre, ore 1.30)
«Mamma mia, da morire mi piaci tu... Sì, sì non sono un diavolo. Grida. Dimmi che mi vuoi. Sì, ti voglio... Sì che sei vicino a me. Forza, ti sto toccando tutta... Sì, forza che ti faccio impazzire... Essere accarezzata con le mani ti piace? Io delle mani caldissime... Forza, allarga queste cosce... Dai, toccalo... Toccati pure tu, amore mio... Fammi sentire che stai facendo, la distanza non conta...».
«Labbra sensuali»
(19 novembre, ore 22.45)
«(...) ha labbra molto sensuali... Eh, quella me la sognerei veramente... Poi quando me la faccio te lo dico».
«Dormi col pigiama?»
(23 novembre. ore 23.05)
«Che pensi delle carezze? Dormi col pigiama o nuda? Il seno è piccolino, bello è il popò... Penso che sia sodo, ha delle belle natiche... Di seno ha la terza... deve essere una donna molto calda».
«Un sogno?

Facciamo veramente»
(6 dicembre, ore 22.39)
«Tu sei restia a parlare. Abbiamo fatto tante belle cose, queste voglio sapere. Ti è piaciuto? Ti piacerebbe fare dal vivo quello che hai visto nel sogno? Se ti è piaciuto molto lo puoi fare».
«Questa ragazza

me la devo cuocere»
(19 novembre, ore 22.40)
«Ah... le tiene belle? Me le farebbe vedere? È stuzzicante. Io me la devo cuocere a questa qua, me la devo cuocere...».
«È venuta

con la minigonna»
(2 dicembre, ore 13,15)
«Eh... devi vedere com'è. Come si è presentata... con la minigonna... Sì, dei nostri tutti quanti ci sono. Sono una quarantina».
«Il divano è pronto»
(30 novembre, ore 11.38)
«È pronto il divano? Vuol dire che facciamo una sveltina...».
«Stanza con lettino»
(29 novembre, ore 20.58)
«Ho una stanza con un lettino. Ci manca l’elemento femminile, però c’è la mia amica, la penso...»
«Quella pazza di suora»
(29 novembre 20.58)
«Tu mi imbrogli... no! Porti la suora a mia insaputa, quella pazza... Deve essere una donna molto calda quella lì... Però il seno è succhiante... E poi il capezzolo dovrebbe essere orlato, di baci, di lingua. Il capezzolo tanto diventa turgido...».
Sono sicuro

che io piaccio a lei»
(23 novembre, ore 22.52)
«Io pochissime volte mi sbaglio e sono sicuro che anche io piaccio a lei... Però, siccome ho paura, non voglio sbagliare, voglio essere sicuro al cento per cento. Allora che faccio, da gran figlio di buona mamma... Immagina come glielo butterei».