«Non sono evaso, gli orari di lavoro ora sono liberi»

Tutta colpa degli orari dei negozi: la confusione ormai è tale che il normale cittadino non sa più quali giorni sono feriali e quali festivi. Ieri mattina un piccolo pregiudicato ha provato così a trarsi d’impiccio davanti al giudice che lo processava con l’accusa di essere evaso dagli arresti domiciliari. I carabinieri lo avevano scoperto fuori casa un sabato pomeriggio, mentre era autorizzato a uscire solo nei giorni festivi. «Ma il mio cliente - ha sostenuto il suo difensore - era convinto che sabato fosse un giorno festivo, d’altronde con la liberalizzazione degli orari non si capisce più niente». L’alibi, in effetti, poteva anche suonare convincente: ma non per il giudice Paola Pendino, che ha dichiarato colpevole il giovanotto, Jorge Luis Zulueta, e lo ha condannato a cinque mesi e dieci giorni.
Nel corso dell’arringa, il difensore di Zulueta ha cercato di convincere i giudici che mancandogli pochi mesi per finire di scontare la pena, l’uomo non aveva alcun motivo di evadere. E la sua buona fede è dimostrata anche dal singolare alibi che ha fornito: «Di solito quando le persone agli arresti domiciliari non rispondono alle telefonate dei carabinieri dicono tutte di non avere sentito lo squillo perché stavano facendo la doccia o avevano preso le pillole per dormire. Il mio assistito invece ha detto spontaneamente di essere uscito di casa e di trovarsi in un centro commerciale. Era sinceramente convinto che il sabato andasse considerato a tutti gli effetti un giorno festivo, e che quindi fosse suo diritto di uscire». Ma il giudice è stato di diverso avviso.