«Non sono gruppi isolati Qui c’è la firma di Al Qaida»

RomaLa rivendicazione - quella dei “Mujaheddin del Decca” - non lo convince affatto. Per il ministro degli Esteri Franco Frattini la firma è un’altra ed è chiarissima: quella di Al Qaida. «E questo - spiega prima di imbarcarsi su un volo che lo porterà in Messico per impegni assunti da tempo - per tre buoni motivi. In primo luogo l’organizzazione, la strategia e la potenza di fuoco espressa dai terroristi a Mumbai. Non è possibile si tratti di gruppi isolati. Ancora, c’è da considerare che, in un Paese enorme come l’India, già teatro di molte violenze - penso agli attacchi ai cristiani e ad atti criminali compiuti da cellule nazionaliste - ci si era mossi in precedenza soprattutto con attentati dinamitardi ma senza colpire alberghi e luoghi dove prospera il turismo. E il terzo ed ultimo elemento si riferisce proprio a quest’ultimo aspetto: non può non esserci dietro una regia sofisticata se i testimoni degli attacchi hanno riferito tutti che i terroristi cercavano gente con passaporto americano o inglese».
Anche un italiano è morto...
«Una vittima innocente di una operazione luciferina, chiaramente dettata da Al Qaida».
Senta ministro: ma come spiega questa offensiva proprio quando, con l’avvento di Barack Obama alla guida degli Usa, in tanti speravano si potesse smorzare lo scontro?
«La risposta l’hanno data i qaedisti dopo la vittoria di Obama: nuove minacce agli Usa, confermate in queste ore dai servizi americani, minacce contro lo stesso Obama, contro l’Occidente. Sa qual è il motivo? Hanno capito perfettamente che proprio Obama non si presenterà affatto col ramoscello d’ulivo in mano. Anzi, con la sua presidenza il terrorismo rischia di finire a piangere lacrime molto amare come si è capito con le sue riflessioni sull’Afghanistan».
Nel frattempo che fare?
«Intanto, in primo luogo bisogna coinvolgere altri Paesi nella guerra al terrorismo. L’India in primo luogo che da interlocutore del G8 a livello economico, deve divenire protagonista allo stesso modo nel concerto anti-terrorismo. Posso preannunciare che con la guida italiana del G8, il prossimo anno, faremo di tutto perché questa prospettiva divenga realtà. Perché al di là della crisi economica - che certo va affrontata - per noi al primo punto dell’agenda politica resta la lotta al terrorismo. Accanto avremo senza dubbio quel formidabile alleato che sono gli Stati Uniti d’America, ma crediamo che quel fronte vada allargato anche ad altri, a cominciare dai Paesi emergenti coi quali ci si limitava fin qui a dialogare di sviluppo, mentre ora finiscono per entrare anch’essi nel mirino».
Frattini, il capo del coordinamento dei servizi De Gennaro fa sapere che l’allarme suona anche per l’Occidente, dopo i fatti di Mumbai. È d’accordo?
«Ho sempre detto: nessuno è al sicuro. Minacce recenti ci sono state, per gli Usa, ma anche per i Paesi occidentali che hanno truppe in Afghanistan e danno la prova che Al Qaida non ha affatto smantellato i suoi apparati. E col terrorismo, questo dev’esser chiaro, non si tratta: siano essi talebani, Hamas o quant’altri. Martedì prossimo a Bruxelles, in sede Nato, vedremo come organizzare una risposta all’attacco che si è svolto a Mumbai».
Un’ultima cosa: agli italiani che sognavano un viaggio in India per Natale, cosa dire?
«Non mi sento di dire che sia divenuta una meta pericolosa e lanciare l’allarme. Chiedo però loro di verificare sul sito della Farnesina gli aggiornamenti quotidiani che forniamo sulla situazione».