«Non sono a New York per caso. E lo dimostrerò»

New YorkGiacomo da Brescia è un ragazzo sulla ventina d’anni. Pimpante e coraggioso è solo uno dei tanti italiani in visita al Madison Square Garden di New York, tappa obbligatoria per chi decide di passare una settimana nella Grande Mela. Ed è anche uno di cinque candidati che, durante una normale partita casalinga dei New York Knicks, è stato sorteggiato per il celebre tiro da metà campo. Un banale perditempo che regala mille dollari al primo concorrente in grado di inventarsi un canestro da una distanza sicuramente considerevole.
Danilo Gallinari, altro italiano a New York ma ben più famoso, lo guarda da bordo campo. «Gallo», 20 anni da Sant'Angelo Lodigiano, è stato scelto al sesto turno assoluto durante l'estate dai New York Knicks, ma è ancora alle prese con un infortunio alla schiena. Solamente ora, dopo lunghe sedute di riabilitazione, ha cominciato a muoversi assieme ai compagni e ora scalpita: «Non è facile osservare questo mondo da bordo campo dopo mesi di preparativi - ha spiegato negli spogliatoi a distanza di qualche ora dal tentativo fallito del nostro Giacomo -, la voglia di giocare è molta ma sono altrettanto consapevole che non devo avere fretta. Il mio momento arriverà».
È in grado di dire quando?
«È difficile per il semplice motivo che la situazione viene rivista di giorno in giorno. Ma io spero di poter scendere in campo già domani, nel debutto contro Miami».
Che effetto fa per un giovane di vent'anni trasferirsi a New York e diventare una star della pallacanestro mondiale?
«È una cosa molto bella. È un sogno che ho sempre coltivato sin da bambino. Poi una cosa è sognare, l'altra giocare».
Che vita è giocare da straniero a New York?
«Non mi manca nulla, sono contento e i compagni mi stanno dando una grossa mano. Mi coinvolgono anche se io sono a bordo campo a fare "spinning" sulla bicicletta e loro fanno canestro. Questo è molto importante».
Dal punto di vista tecnico quale sarà l'apporto di Danilo Gallinari ai Knicks?
«Il mio obiettivo è quello di giocare la stessa pallacanestro che giocavo in Italia. Le caratteristiche di coach Mike D'Antoni dovrebbero aiutarmi».
Il ruolo del «rookie», il giovinastro della squadra, è da sempre molto delicato: come lo sta affrontando?
«Sono consapevole: non è facile affermarsi al primo anno. E di solito quelli che ci riescono sono quelli che poi fanno la differenza in tutto e per tutto».
Qual è il giocatore che finora l’ha impressionata di più?
«Ray Allen dei Boston Celtics. Per me è il massimo. Ma anche Paul Pierce è molto forte».
Lei è pronto per l'America ma il basket italiano è in crisi: quando rivedremo una nazionale degna dei suoi «stranieri» nella Nba?
«Presto, questo è poco ma sicuro. Siamo alle prese con un cambio generazionale ma i nomi ci sono, il talento anche, quindi c'è solo da mettersi a lavorare. Io, appena posso, mi metto a disposizione».
Ultima cosa: come farà Danilo Gallinari a vivere senza la sua amata Olimpia Milano?
«Tifo perché arrivino in finale, Milano se lo merita. Certo che mi mancherà, ma non sono venuto in America per caso».