Non sono state prese decisioni immediate, ma l’evento segna un riavvicinamento con i «ribelli» diciassette anni dopo la scomunica di Giovanni Paolo II «Il Papa e lefebvriani riuniti per la Chiesa» Ieri l’incontro tra Benedetto XVI e il superiore deg

nostro inviato

a Castelgandolfo (Roma)
Non si è arrivati all’accordo, non sono state prese decisioni immediate, ma certamente quello che è avvenuto ieri a Castelgandolfo tra Papa Ratzinger e il superiore dei lefebvriani Bernard Fellay è un passo senza precedenti. Lo testimoniano le parole della dichiarazione rilasciata subito dopo dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls: «L’incontro si è svolto in un clima di amore per la Chiesa e di desiderio di arrivare alla perfetta comunione. Sebbene consapevoli delle difficoltà, si è manifestata la volontà di procedere per gradi e in tempi ragionevoli». Mai negli ultimi vent’anni erano stati usati questi toni per i lefebvriani. Da notare quell’accenno all’«arrivare alla perfetta comunione», dal quale si evince che la comunione tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X c’è certamente sulle questioni sostanziali anche se non «perfetta». Lo stesso Benedetto XVI ha desiderato che nel comunicato si insistesse sul «clima di amore per la Chiesa».
Certo, si tratta di un primo passo e nessuno può prevedere come la situazione si evolverà. I seguaci di Lefebvre mantengono le loro posizioni fortemente critiche verso la riforma liturgica e altri cambiamenti avvenuti con il Vaticano II. Ma è significativo che nell’incontro i lefebvriani abbiano manifestato il loro attaccamento al Papa e le loro preoccupazioni per quella che definiscono la «crisi della Chiesa», senza porre però – così come era accaduto fino ad oggi – delle condizioni per il loro rientro.
Monsignor Fellay era accompagnato dall’abate Franz Schmidberger, mentre il Papa era affiancato dal cardinale colombiano Darío Castrillón Hoyos, Prefetto del clero e presidente della commissione «Ecclesia Dei», costituita per favorire il ritorno dei tradizionalisti. L’udienza era prevista per le 11, ma prima Benedetto XVI ha ricevuto le credenziali del nuovo ambasciatore dell’Ecuador e ha incontrato un vescovo messicano. La delegazione è stata ammessa alla presenza di Ratzinger alle 12.10 e il colloquio è proseguito fino alle 12.45. Sia all’arrivo che alla partenza i responsabili della Fraternità San Pio X hanno utilizzato un ingresso laterale e hanno evitato giornalisti e telecamere.
Il clima positivo dell’incontro è stato confermato dallo stesso Fellay, in una dichiarazione nella quale si dice che «l’udienza è stata l’occasione per la Fraternità di manifestare che è sempre stata attaccata e sempre lo sarà alla Santa Sede, Roma Eterna». «Abbiamo ricordato le serie difficoltà già note in uno spirito di grande amore per la Chiesa. Abbiamo trovato un consenso sul procedere per tappe nel tentativo di risolvere i problemi. La Fraternità San Pio X prega affinché il Santo Padre possa trovare la forza di porre fine alla crisi della Chiesa “instaurando tutte le cose in Cristo”». Anche il cardinale Castrillón era visibilmente soddisfatto all’uscita, nonostante non si nasconda che questo è soltanto un primo passo. Nella sua dichiarazione Navarro-Valls ha specificato che l’udienza era stata richiesta dai lefebvriani. La tempestività con cui è stata accolta la richiesta sta a significare quanto Benedetto XVI, da sempre attento alle istanze del mondo tradizionalista, ci tenga a sanare questa ferita. In fondo anche questo può far parte del suo impegno ecumenico.