NON SPARATE SULLE OLIMPIADI DELLA RAI

Siccome il senso critico è un valore importante, e non viene molto praticato né valorizzato, il Telediario non si permetterà di rispedire al mittente tutte le lamentele, in parte giustificate, relative al modo in cui la Rai sta seguendo le Olimpiadi di Torino (se fate un giro su Internet fioccano commenti negativi e sferzanti su telecronache, telecronisti, invadenza pubblicitaria). Tuttavia è il caso di discernere, con quanta più possibile obiettività, i lati evidentemente negativi di questa copertura televisiva da quelli più incoraggianti, per evitare che lo sport del «tiro alla Rai», sempre molto praticato, faccia velo sulla realtà dei fatti. È vero che il carico delle interruzioni pubblicitarie nel corso delle telecronache risulta urticante, ed è lecito chiedersi se non si poteva programmare l'inevitabile pedaggio degli spot con un criterio più elastico, in modo da impedire lo scempio di avvenimenti troncati momentaneamente sul più bello, senza rispetto per gli atleti in gara e per gli spettatori. Questo è senza dubbio l'aspetto più negativo delle Olimpiadi di Torino, anche se le responsabilità non sono solo del servizio pubblico (il cui canone è tra i più bassi d'Europa) ma di un sistema mediatico complessivo dove gli spazi agonistici sono sempre più appaltati in tutto il mondo alle esigenze degli sponsor. Un altro argomento molto contestato è quello della qualità delle telecronache, con particolare riferimento alla impreparazione e alla logorrea. Aggiungeremmo anche la mania di voler essere spiritosi a tutti i costi, assecondando una tendenza generale che considera l'ironia - valore da difendere ma non da inflazionare, specie da chi non vi è portato - come un prezzemolo da piazzare in ogni occasione, anche la meno indicata. In questo senso i siparietti serali tra Mazzocchi e Yuri Chechi sono un esempio che non ha bisogno di molte aggiunte. Vi è però da dire, a proposito dei telecronisti, che là dove si sforzano di essere esaustivi riempiendoci di notizie sugli atleti e la loro carriera li si critica per la logorrea e l'invadenza, quando non lo fanno li si taccia di superficialità e incompetenza, con il rischio che li si consideri in errore qualunque cosa dicano o non dicano. Né si può pretendere che discipline sportive obsolete, non appartenenti alla nostra cultura sportiva (giusto o sbagliato che sia) e recuperate alla visibilità solo in occasione delle Olimpiadi possano essere automaticamente trattate con una competenza che non si improvvisa di certo. Critichiamole pure, queste Olimpiadi televisive. Ma senza dimenticare lo sforzo di una copertura comunque completa, opportunamente concentrata su un unico canale.