«Non è speculazione, sul mercato c’è il panico»

Ieri mattina, sulle Borse asiatiche prima, su quelle europee, dopo, sembrava il finimondo. Come se la tempesta perfetta dei mercati non fosse più limitata al problema dei debiti sovrani dell’area euro; e nemmeno particolarmente rivolta agli Usa, orfani della tripla A di Standard & Poor’s: a tremare era il mondo intero, attraverso i suoi listini. Da San Paolo a Mosca. Poi, nel corso della giornata, non senza alti e bassi da brivido, c’è stato qualche recupero. Ma l’impressione è che qualcosa, in questi giorni, sia cambiato. Qualcosa che Gianni Ferrari, private banker di Euromobiliare, definisce «panic selling». Comunque «una fase nuova, dove non si può più certo parlare di sola speculazione».
Allora cosa sta accadendo sui mercati? Non basta più la speculazione per spiegare le vendite?
«Speculazione? Sì, certo, inizialmente. Ma la speculazione ha senso quando chi vende punta a un obiettivo, sia esso un titolo azionario, un settore o una intera nazione, per ottenere dei ritorni superiori. In questo momento io non vedo più solo speculazione. E non vedo nemmeno quel fly to quality caratterizzato dalla vendita di titoli di un Paese meno virtuoso per comprare titoli di un altro Paese. Adesso che anche i listini più «virtuosi», come la Germania, arrivano a cedere il 3-4% in poche ore, e adesso che le poche fughe possibili sono verso l'oro, il franco svizzero o poco altro, quello che vedo è solo panic selling: vendite da panico».
Vendite da panico?
«Sì, è la cosiddetta «capitolazione» dei mercati, che poi è l'ultima fase del ribasso, innescata da quello che, ora, è il vero problema: il timore della recessione. E attenzione a sottovalutare, i mercati perché è molto pericoloso».
In che senso?
«Gran parte della gente, sbagliando, pensa che quello che succede nelle Borse non li riguardi. Considera i mercati finanziari come un fenomeno che interessa qualche speculatore o un ristretto numero di grande capitalista. Invece il fenomeno della “finanziarizzazione” dell'economia è sempre più sviluppato e le ricadute della finanza sull'economia sono tali che le previsioni di recessione fatte dai mercati, se non vengono contrastate con forza, rischiano di autoalimentarsi fino ad avverarsi».
E come si sta muovendo questa “mano invisibile”?
«Si stima che i mercati anticipino di 2-3 trimestri il ciclo economico. Se dunque crollano oggi è perché ritengono molto probabile, nel giro di sei-nove mesi, un nuovo periodo recessivo».
Si può fare qualcosa per evitare che la previsione dei mercati si autoavveri?
«La ricetta non è originale, ma è obbligatoria: più che mai occorrono risposte di politica economica e sociale forti e coordinate. Bisogna avere il coraggio di seguire le ricette del risanamento e ciò vale sia al di qua che al di là dell'Atlantico. E soprattutto bisogna farlo in fretta».
Una buona notizia?
«Non è mai più buio che a mezzanotte. E ciò che ci può confortare è il fatto che il panic selling corrisponde, di solito, all’ultima fase l'ultima fase del ribasso. Nel senso che: o si torna all’economia del baratto, oppure siamo arrivati vicini al momento del rimbalzo, della ripresa delle quotazioni. Anche se, purtroppo, non si può mai prevedere quanto possa durare».
Un po’ come è accaduto tra fine 2008 e primavera 2009? Anche allora si parlò di panic selling.
«Le analogie ci sono. Ma sulla durata di questa fase, al momento non si possono fare previsioni sensate».