«Non tasseremo Bot e Cct, ma taglieremo l’Irap»

«La prossima finanziaria non conterrà aumenti di imposte sul risparmio. Che arriveranno invece se la sinistra andrà al potere»

Adalberto Signore

nostro inviato a Bari

«Le parole pronunciate da Nichi Vendola suonano come musica per le mie orecchie». È mezzogiorno esatto quando Silvio Berlusconi apre la sessantanovesima edizione della Fiera del Levante di Bari. E lo fa con una mano tesa al presidente della Regione Puglia, l’unico tra gli amministratori locali che negli interventi precedenti non lo attacca di petto. Già, perché prima del premier da quello stesso microfono passano il sindaco di Bari, Michele Emiliano, e il presidente della Provincia, Vincenzo Divella. E tutti e due scelgono di aprire la Fiera esibendosi in un vero e proprio assalto all’arma bianca contro il governo (si va dalla questione meridionale fino alla richiesta di ritirare le truppe dall’Irak). Il discorso di Vendola, che pur non lesina critiche, è invece misurato, rispettoso della dialettica politica («in Puglia lei è benvenuto, la demonizzazione degli avversari avvelena il dibattito pubblico e lo riduce a una telenovela penosa») e di largo respiro. Al punto che pure Berlusconi, fino a quel momento un po’ tirato, gli concede l’onore delle armi con un applauso convinto.
Èd è proprio da qui che il premier riparte appena salito sul palco. Ironizza sulla «cordialità del benvenuto», ringrazia Vendola («mi impegno personalmente e a nome del governo, l’esecutivo collaborerà con questa regione in modo significativo») e replica a Emiliano e Divella. «Ho ricevuto molte richieste dal sindaco di Bari, vuol dire - dice con un sorriso - che ritiene assolutamente eventuale la possibilità che io possa governare altri cinque anni. La ringrazio di cuore». Poi entra nel merito: «Secondo lei l’esecutivo ha tagliato 90 milioni di euro su 560 destinati a Bari? A me non risultano tagli agli enti locali ma solo un contenimento al 2 per cento dell’aumento delle risorse. Me la prenderò con Siniscalco che non mi ha detto la verità...». E sull’Irak non ha dubbi: «Non ritireremo le nostre truppe. Non siamo più l’Italietta, quella che entrava in guerra alleata con alcuni Paesi e ne usciva con altri, quella che i francesi chiamavano tout jour les italiens». «Potremo ritirarci progressivamente - aggiunge - man mano che il governo iracheno sarà in grado di mantenere al suo interno condizioni di sicurezza. In giro per il mondo abbiamo 40mila soldati dedicati a difendere la democrazia». Insomma, se davvero l’Italia lasciasse oggi l’Irak - è il ragionamento del premier - perderebbe quella credibilità internazionale che si è costruita in questi ultimi anni («ho dedicato il 66 per cento del mio tempo alla politica estera» e - dirà nel pomeriggio da Gubbio - su quel fronte «il governo non ha sbagliato un colpo»).
Berlusconi passa ai temi economici e tratteggia a grandi linee anche alcuni degli interventi della prossima finanziaria. «Non tasseremo mai Bot e Cct delle famiglie», dice ribadendo il suo no a un aumento delle imposte sul risparmio e sui patrimoni e rispondendo a An e Udc che, nelle scorse settimane, avevano avanzato l’ipotesi di aumentare la tassazione delle rendite finanziarie. Piuttosto - conferma - nella manovra ci sarà un «consistente» taglio dell’Irap (per un valore di 4-5 miliardi di euro) che comporterà «un incremento del Pil dello 0,4 per cento» e «ci consentirà una crescita vicina al 2 per cento l’anno prossimo». E poi l’occupazione: «Il 70 per cento dei posti di lavoro che abbiamo creato sono a tempo indeterminato. La disoccupazione è al 7 per cento ma la metà lavorano in rete». «La disoccupazione vera», dunque, è «poco più del 3 per cento».
Insomma, «una forte ripresa nel 2006» è possibile. Una convinzione, spiega Berlusconi, confortata dall’inversione di tendenza dei dati Ocse che «ha rivisto le stime di crescita del Pil dei Paesi dell’Ue» (da -0,6 a +0,2 per cento). «La previsione per l’Italia nel 2005 - dice - è di quasi un punto superiore alla stima precedente. Non si tratta di un dato trionfale, ma questa inversione di tendenza potrebbe innescare una più robusta ripresa nel 2006». Tuttavia, aggiunge, a questi numeri «non ho mai creduto». «Io - ironizza - il Pil non l’ho mai incontrato per strada, si rintana sempre in qualche locale segreto con la porta chiusa a chiave. Questi dati si riferiscono al Pil ufficiale, ma poi c’è quello sommerso, quello sotto il tavolo, che è sempre più imponente».
Il premier esclude il ripristino della tassa su successioni e donazioni e spiega che «quell’abbattimento della pressione fiscale che sarebbe necessario» è «impedito di fatto dalle varie regole di bilancio» dell’Ue. «Mi riferisco - dice - al vincolo del 3 per cento nel rapporto tra deficit e Pil, più che una regola un’eccezione». Comunque - conferma - «non aumenteremo le tasse». Ma «lo farà la sinistra», dirà nel pomeriggio da Gubbio. Se vinceranno le elezioni, spiega alla platea della Scuola di formazione politica di Forza Italia, «aspettatevi che verranno a prendervi i vostri risparmi con la tassazione patrimoniale, aspettatevi che torni la tassa sulle successioni e l’armonizzazione delle rendite finanziarie».
Parla pure del prezzo del petrolio («una conseguenza della sciagurata decisione degli anni ’80 di dire “no” al nucleare») e dell’euro («è diventato motivo di sentito impoverimento ed inoltre il cambio di 1936 lire per euro era ed è sbagliato, si poteva fare in modo diverso»). Ancora qualche accenno di politica estera - sui paesi arabi («l’unica via è il dialogo) e sul Consiglio di sicurezza dell’Onu («l’Italia non sarà esclusa») - eppoi le conclusioni. «Finora - chiude il suo intervento Berlusconi - abbiamo realizzato l’80 per cento del programma. Non abbiamo la bacchetta magica, ma siamo convinti che porteremo a termine tutti i nostri progetti».