Non è tempo di baci né di porgere l’altra guancia

Egregio dr. Granzotto, dal munitissimo «Angolo» che incomparabilmente presidia è possibile avere i suoi ineccepibili lumi su come e quando prese consistenza il «bacio» nei suoi vari aspetti? A parte il bacio infame di Giuda e quello associativo dei mafiosi e l’ormai inconsueto riverente baciamano ai superpotenti, quando e come fu istituito il bacio accademico e come nacque e si diffuse il baciamano alle signore? E il bacio affettivo a parenti e cari amici che si incontrano dopo tanto tempo? Ma soprattutto: dove e in quale epoca si concretizzò e poi si diffuse quello amoroso?
Taranto

Ma come le viene, caro Fiore? Con quel che bolle in pentola, con Fini che sta riponendo maschera e pinne per recarsi a Mirabello, dicesi Mirabello; con Veltroni che rinuncia nuovamente all’Africa per rivendicare il ruolo, che a suo dire gli spetta, di leader della sinistra; con Casini che sta dando una lustrata al suo più volte indossato abito da sposa, pronto, ove richiesto, a nuove nozze col Cavaliere; con Vendola che vorrebbe sparigliare le carte senza avere il mazzo; con il dilemma elezioni sì elezioni no; con i tre di Melfi che stanno picconando la «i» e la «t» di Fiat, destinandola a produrre automobili fuori dai patri confini. Questo ed altro incombe e lei se ne esce col bacio? E che ne so, io, del bacio? Se ne occupa la filematologia, scienza alla quale si dedicano fior di professoroni. Ma la scienza, anche la scienza del bacio, è spoetizzante, è tutto uno sciorinare di citomegalovirus, ossitocina e cortisolonella, tutto un codificare, tutto un classificare (secondo i filematologi, due persone su tre baciano inclinando la testa verso destra). Il bacio, si fa presto a dire bacio. Per Cyrano, lo sanno tutti, è l’apostrofo rosa tra le parole t’amo. Per Celentano, invece, il bacio è come un rock, ma qui si parla sempre del bacio amoroso, linguae longe mellitum per dirla coi classici, o «alla francese» (locuzione di fresco conio: comparve negli anni Venti del secolo scorso). Mentre c’è il bacio di devozione, il bacio di rispetto, il bacio di Giuda, il bacio del vampiro, in genere sul collo, quello della principessa che oplà, con un bacio ti cava un principe da un rospo. Ci si bacia in segno di comunanza o fratellanza sulle guance (tre volte i francesi) anche se quegli zozzoni dei bolscevichi procedevano baciandosi sulla bocca. Si bacia per fede, noi le immagini sacre, i maomettani la Pietra nera della Mecca, gli ebrei il Muro del pianto. Ci si bacia per galanteria ed è il caso del baciamano destinato a una signora: costumanza cinquecentesca adottata nelle corti francesi. Un bacio simbolico, nel senso che le labbra non toccano il dorso della mano (salvo per certi pomicioni che ne approfittano per risalire, sbaciucchiandolo, lungo l’avambraccio). Memorabile il sedicente bacio stampato da Riina sulla ganascia di Andreotti. Memorabile e anche il più costoso della storia. Per poter metterne lo schiocco agli atti processuali turbe di magistrati, di cancellieri, di personale delle forze dell’ordine si diedero per anni - e inutilmente - un daffare del diavolo. E furono buttati al vento tanti di quei soldi che con la metà si sfamava l’intero Bangladesh. Non le basta, caro Fiore? Vuole anche sapere chi e quando inventò il bacio? Belle pretese. Un bassorilievo nel tempio indiano di Khajuraho attesta che nel 2500 avanti il Cristo già ci si baciava. Lo faceva anche il neandertaliano con la sua bella - si fa per dire - neandertaliana? La risposta, caro Fiore è: boh. Baci.