«Non ti perdonerò mai: mi hai costretto a guardare Santoro...»

Caro direttore,
sono appena rientrato da un turno di volontariato all'Aquila. Siccome laggiù avevo altro da fare, non ho potuto leggere il nostro Giornale e quindi mi sono rifatto leggendo gli arretrati sul sito. Nell'accampamento dell'ospedale non avevamo la televisione e quindi non avremmo potuto vedere Santoro neanche volendo e io Santoro non lo voglio vedere. Ma quando sul mio giornale vedo che per giorni e giorni si scrive di lui, mi vedo costretto ad andare a rivedere su YouTube di che si tratta. Ergo, mi sono fatto una scorpacciata delle ultime puntate di Santoro. Devi però sapere che io quando lavoro indosso un'uniforme, come hobby faccio il volontario nella Protezione Civile e nelle ultime tornate elettorali ho votato centrodestra. Praticamente, per Santoro sono più che il diavolo! Solo che io non lo sapevo ed ora, grazie a te, lo so. La cosa non mi preoccupa, ma mi fa leggermente incavolare perché non capisco per quale motivo costui debba poter andare in televisione a sproloquiare in simil fatta. Se penso, poi, che per farlo viene pagato 60.000 euro al mese e io non li guadagno all'anno, la cosa mi fa girare ancor più le gonadi. Però tu continui a dire che Santoro deve andare in tivù perché porta voti contro la sinistra. Direttore, permetti? E chi se ne strafrega? Io non voglio pagare lo stipendio ad un essere megalomane e maleducato solo perché conviene politicamente. Ma sei sicuro che chi lo guarda ne rimanga schifato? Chi guarda Santoro gode ad ascoltare quello sproloquio di cazz...e che esce dalla bocca sua e di quei quattro che, pur di andare in video, direbbero qualunque cosa. In compenso, credo che chi legge il Giornale, non guardi Santoro (a meno che non abbia dei colleghi lettori masochisti) e quindi, quando parli di lui, ci costringi ad andare a rovistare nella monnezza per capire di che si sta disquisendo sulle pagine del Nostro. Ascolta un cretino: lascialo perdere, tanto ai tuoi lettori non interessa, non lo guardano. E non fai informazione, fai solo contorcere le viscere a chi, conoscendolo, lo evita. E da Celentano, lo ricordi? «Io rivoglio il mio microfono». Suo? E che, se lo porta da casa? Concludo, Direttore, e credimi, mi hai fatto fare una cosa della quale non ti perdonerò mai: cercare e guardare Santoro.

La sua lettera è molto bella. Compreso il post scriptum in cui rivela perché mi dà, giustamente, del tu («tu non sei Mario Giordano, ma sei il direttore del mio giornale e quindi sei il «Giornale» stesso. All’amico «Giornale» non si dà del lei...»). Ma, rispondendo a lei, rispondo anche ad alcuni altri che mi hanno rivolto la stessa domanda: perché parlate di Santoro? Non è meglio ignorarlo? No, amici, proprio no. Santoro ogni giovedì sera parla, grazie ai soldi dei contribuenti, a svariati milioni di italiani. E anche se noi lo ignoriamo, lui continuerà a farlo. Di fronte alle sue trasmissioni false e scandalose, che incidono profondamente nell’opinione pubblica, come si fa a chiudere gli occhi? Come si fa a tacere? Chiudere gli occhi e tacere significa, di fatto, lasciargli campo libero. Significa che menzogne palesi vengono propinate a milioni di italiani come se fossero verità assolute. Bisogna fare di tutto per cercare di impedirlo. A costo di sopportare qualche foto di Santoro sulla prima pagina del «Giornale». A costo di rivedere su Internet la trasmissione. Capisco che è duro. Ma i lettori del «Giornale» sono abituati, da sempre, a fare sacrifici per difendere la verità. Siamo nati per quello.