Non tirate il Papa per la tonaca

Puntuale come l’inutile e stucchevole dibattito sulle quote rosa, alla vigilia di ogni appuntamento elettorale ritorna il problema del voto dei cattolici. Come se la fede fosse complementare alla politica e viceversa. Come se credere implicasse obbligatoriamente l’appartenenza a un gruppo o addirittura a un partito. Come se solo sotto alcune bandiere i cattolici potessero abbracciare i propri valori e il proprio credo. E da altre parti, invece, dovessero nascondersi nelle catacombe dell’anonimato, manco fossero ricercati.

In realtà, ricercati - in questi mesi - lo sono davvero, ma unicamente per quello che rappresentano: un voto in più. E perfino per un laico anticlericale come chi scrive appare blasfemo e offensivo questo volgare mercato dove si confondono i simboli dei partiti con quelli più nobili e alti della fede e della cristianità. Dove in ogni programma elettorale, come su una bancarella, vengono esposti, come merci dascegliere, l’abbassamento delle tasse e la moratoria sull’aborto, il rilancio dell’economia e le unioni di fatto. E si potrebbe andare avanti per una pagina intera.

Certo, era tutto più facile anni fa, prima che Di Pietro e i suoi «apostoli» posassero la prima pietra (tombale) sul sistema politico italiano e scientemente cancellassero quei partiti che per storia e tradizione rappresentavano punti di riferimento per i cattolici. A cominciare dalla Democrazia cristiana che - magari come il grande Montanelli - in molti votavano turandosi il naso, ma che come un muro di Berlino teneva i comunisti dall’altra parte. Comunisti che in molti casi - comeil Peppone di Guareschi - sventolavano falce e martello ma si segnavano entrando in chiesa. Un altro secolo, un’altra Italia.

Nel quadro attuale, diventa quindi, anacronistico e perfino un poco patetico il tentativo di chi si dimena per ricreare quel centro che non c’è più, non ci sarà mai più e soprattutto, analizzando i sondaggi, gli elettori non vogliono più. La percentuale che spetterebbe ora a Casini (2,9 per cento) è disarmantealmeno quanto la sua ostinazione a voler correre da solo contro i mulini a vento.

Eppure, ieri, l’attento Michele Brambilla, profondo conoscitore del mondo cattolico, proprio su queste pagine faceva giustamente notare l’attenzione della Chiesa verso un ipotetico centro - attraverso il proprio giornale, l’Avvenire - nella speranza di un successo elettorale in grado di esibire nel proprio marchio i simboli dichiaratamente di ispirazione cattolica. Secondo Brambilla, però, la Cei ben si guarderà dal dare un’indicazione di voto. Cosa che anche se accadesse - viste le ultime invasioni di campo da Oltretevere -ben poco mi stupirebbe. Ma piuttosto si limiterà a fissare quei paletti giudicati invalicabili dall’attuale pontefice e dal mondo cattolico: temi, dalla fecondazione artificiale alla famiglia e all’aborto, sui quali il Vaticano ha martellato negli ultimi mesi come un’incudine.

Brambilla, poi, ha giustamente ricordato quanto sia trasversale il voto del mondocattolico, di quanti parroci cerchino, riuscendoci, a fare proseliti a sinistra e ha ribadito l’inutilità dei pochi voti che raccoglierà l’Udc di Casini, paragonandola addirittura ai voti cheda Almirante i benpensanti di allora facevano confluire nella Democrazia cristiana: «Voti in frigorifero». Fin qui io laico e anticlericale concordo in tutto con l’amico cattolico Brambilla. Analisi perfetta. Ma... Ma così torniamo a mescolare il sacro e il profano, la politica e la religione. A tirare il Papa per la tonaca un po’ di qua e un po’ di là. E a cercare di convincere i lettori che il Parlamento è diviso in due, da una parte i devoti e dall’altra i mangiapreti. Ingannando noi stessi che inunsistema bipolare, qual è quello al quale tendiamo, certi temi non siano trasversali e nonabbraccino tutto l’arco costituzionale.

Pensiamo al laicissimo Marcello Pera e al suo cammino interiore, o alla crociata un po’ guascona di Ferrara. Chi se lo sarebbe mai aspettato? E chi si sarebbe immaginatomai Rosy «Maria Goretti» Bindi battersi per le unioni civili o la devota Binetti dibattersi tra la propria fede e gli ordini di partito? Caro Brambilla, non so chi e che cosa voteranno i cattolici. Ma in questo sgangherato Paese afflitto da mille problemi, non sarebbe meglio per tutti che almeno le elezioni fossero un problema laico?