Non toccateci le macchine La Porsche non è politica: "Noi di sinistra? Macchè"

La casa tedesca lancia una campagna per rimediare alle foto, che hanno
fatto il giro del mondo, di Strauss-Kahn che sale su una "Panamera"

Fermento a Stoccarda. La fotografia di quell’uomo di sinistra che sale a bordo di una sontuosa vettura, marca Porsche, modello Panamera S Hybrid, cavalli 380, velocità massima 306 all’ora, prezzo chiavi in mano, inclusa Iva, euro centoottomila duecentosessantanove, quella foto lì ha creato imbarazzo nei vertici della casa automobilistica tedesca. Anche perché Dominique Strauss-Kahn ha un nome teutonico ma è un signore di Neuilly-sur-Seine roba sopraffina di Parigi. E non è finita qui, monsieur le professeur Dominique è uomo politico del partito socialista ma addirittura direttore del Fondo Monetario Internazionale.

L’istantanea ha fatto il giro delle redazioni, la gauche caviar, la sinistra che nuota nello champagne stando sul materassino di caviale, si è sentita spiazzata, una Porsche non è proprio una Dyane e anche a Stoccarda hanno capito che era il momento di correre ai ripari, non in officina ma nello studio marketing e comunicazione: «Non facciamo politica ma soltanto belle automobili». Questo è lo slogan per venir fuori dalla vicenda, questa la frase che accontenta tutti, di qua e di là, destra e sinistra, prescindendo dal fatto che la stessa turbovettura possa tirare da una parte, dico come tenuta di strada.

Il problema è il solito, tutto il mondo è paesello, il marchio Porsche, tra l’altro, dovrebbe fare venire l’orticaria alle forze rivoluzionarie francesi, Ferdinand Porsche, il fondatore, era uno di stanza in casa del Führer, da lui prese ordini per la creazione e la costruzione della Volkswagen, la macchina del popolo e altre vicende lo videro vicinissimo al nazismo. Ma il tempo cancella le targhe, non i modelli, Porsche è simbolo di lusso, potenza, velocità. Se monsieur Strauss Kahn avesse scelto una Dauphine sarebbe stato di tendenza, se si fosse esibito a bordo di una Due Cavalli o di una Citroen Pallas allora sarebbe stato più raffinato di un soffio amoroso di Carlà Bruni.

Destra e sinistra anche con il volante tra le mani, del resto Sergio Marchionne indossa il maglione blu da caporeparto per far intendere di essere sempre al tornio mentre il suo capo John Giacobbe Elkann sembra uscito da un film dei favolosi anni Sessanta, fiat voluntas sua. Possono guidare una Cinquecento e sono eleganti, direi di centro, un po’ meno sulla Qubo, direi extraparlamentare. C’erano tipi di vetture che nemmeno immaginate, l’Anglia o la Nsu Prinz, ben collocate tra il centro e la sinistra, così come la Fulvia Hf stava a destra e la Mini Cooper ancora più in là ma oggi la globalizzazione ha cancellato l’arco costituzionale, a parte il costo di acquisto. Del resto abbiamo politici populisti e popolari che hanno fatto strada, nel senso che volete, con la Mercedes, non del tutto propria, altri che salgono in auto soltanto se con autista o vetri scuri. Di certo quelli della Porsche hanno temuto che il mercato dei clienti potesse essere disturbato dalla gag su Dominique Strauss Kahn. La Porsche non fa politica, l’ha fatta quando serviva e qualcuno se ne è dimenticato. A sinistra.