Non tornano i conti nella caccia al tesoro di Fiorani

Stefano Zurlo

da Milano

I conti non tornano. E gli interrogatori si susseguono senza fine. La settimana si apre con l’ennesima deposizione, a San Vittore, di Gianfranco Boni, l’ex direttore finanziario della Banca Popolare Italiana. Ad ascoltarlo i Pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti. Francesco Greco resta in ufficio, a rileggere carte e documenti lontano dal Palazzo di giustizia, a Roma, l’indagine è oggetto di feroci polemiche e discussioni; in Procura invece continua lo screening dei tesori accumulati dai furbetti del quartierino. In particolare si lavora sul duo Fiorani-Boni, ma il finale pare lontano. Il censimento è ancora in corso e più si va avanti più lo scenario si complica. Decine di depositi sparsi in mezzo mondo, entrate e uscite da far perdere la testa, compravendite di titoli, acquisti immobiliari: seguire le acrobazie della coppia che guidava la banca di Lodi è impresa ardua. Anzi, azzarda qualche investigatore, disperata.
Con ogni probabilità verrà chiuso nelle prossime settimane un primo filone d’indagine, ma gli accertamenti andranno avanti a oltranza. Nessuno ha ancora quantificato con esattezza l’ammontare delle somme distratte, Fiorani e Boni hanno però annunciato di volere far rientrare i soldi messi da parte. Il viaggio di rientro dei quattrini però procede col contagocce, mentre le rogatorie avviate aprono nuovi squarci sul sistema di conti.
Oggi, intanto, l’indagine verrà sottoposta a una nuova verifica. Il tribunale del riesame valuterà le posizioni di Paolo Marmont e Fabio Massimo Conti, ex gestori del fondo Victoria & Eagle, colpiti da ordine di custodia cautelare per associazione a delinquere. I due chiedono la revisione del provvedimento. In particolare la difesa di Marmont, cittadino svizzero al riparo della giustizia italiana, contesta i gravi indizi di colpevolezza. I legali di Conti, a San Vittore come Fiorani dal 13 dicembre, fanno notare che il finanziere ha tagliato i ponti con l’ambiente e di fatto ha abbandonato la professione. Il 26 gennaio si è anche dimesso da direttore del fondo Victoria & Eagle. Non solo: collabora con gli investigatori e sta accelerando al massimo, per quel che lo riguarda, le rogatorie partite da Milano. Insomma, ci sarebbero tutti gli elementi per la concessione degli arresti domiciliari, negati nelle scorse settimane dal gip Clementina Forleo.