Non trasformiamo in artisti «civili» degli imbrattatori

Il titolo di apertura del Giornale di qualche giorno fa sintetizzava perfettamente la situazione: «Sgarbi fa i graffiti, la Moratti li cancella»: ma la cittadinanza, che non ha per i dipinti murari - ammesso che li si possa gratificare di questa definizione - l’insana passione dell’estroso assessore alla Cultura, comincia a domandarsi per quanto tempo ancora deve andare avanti questo gioco. Dopo avere paragonato i graffiti del Leoncavallo alla moderna Cappella Sistina, avere messo a disposizione dei writer spazi privilegiati in Piazza Affari, adesso Sgarbi vorrebbe che colorassero (non usiamo, per riguardo all’assessore, la parola imbrattassero che probabilmente sarebbe più vicina alle idee dei lettori) anche i muri del Teatro degli Arcimboldi, l’intera Bicocca e magari tutti gli edifici posteriori al 1960 che non sono di suo gradimento. Ora, sul fatto che la Bicocca sia brutta - non per nulla l’ex sindaco Albertini l’aveva paragonata a Berlino-Est - e che (...)