"Non ubbidisce". E uccide il bimbo di 7 anni

Dramma della follia a Udine dove una madre ha accoltellato il figlioletto di sette anni e ferito la sorellina di nove

Tutto bello, ordinato, pulito. Un alberello di Natale illuminato sul giardino, i festoni e le lucine illuminate alle finestre. Allegre come il resto della palazzina. Due piani eleganti, quattro famiglie e un muretto di recinzione basso basso che da solo racconta come da queste parti, borgata Molin Nuovo, periferia di Udine, la vita scorra tranquilla. Senza paura.
Eppure l’orrore è arrivato, il fantasma assassino si è materializzato, Proprio qui, dove meno te lo aspetti. Non veniva da fuori, non era uno sconosciuto.
Cosa può nascondersi dietro una perfetta, rotonda normalità? Dentro mura che dovrebbero racchiudere solo certezze e protezione. Un padre, una madre, due bei bambini, un maschietto e una femminuccia. Nessun problema economico. Insomma, la famiglia perfetta. Lei odontotecnico, lui piccolo artigiano. Visto da fuori un quadro idilliaco.
Fa freddo in questo sabato di atmosfere calde e festose. Chi può immaginare che proprio dietro le mura sicure di uno di quegli appartamenti silenziosi, come solo la provincia sa essere, all’ora della colazione stia scorrendo il sangue. Quello di un bimbo. Alessandro, sette anni, la faccia da birichino, il sorriso furbo.
Ma stavolta c’è un «mostro» nella sua casa, e non come nei cartoni animati dove tutto è per gioco. Il mostro è la sua mamma. Anzi, ciò che di una madre può restare. Naomi Deslizzi ha 41 anni, il volto curato, i capelli biondi. E l’anima lacerata. Molto, molto più di quanto gli altri vedano. Ha sgridato il bambino, lui ha disubbidito e forse le risponde anche con quella sufficienza che per noi grandi può suonare come uno sberleffo.
Volano le urla, forse qualche schiaffo. Potrebbe, dovrebbe finire qui. Invece no. Qualcosa si è spezzato, definitivamente, irrimediabilmente nella perfetta, ordinata normalità di una esistenza minata da un male invisibile. Gli psichiatri lo chiamano «disagio mentale» e ripetono «che a volte, anzi spesso si nasconde anche nella apparente normalità».
Di Naomi quel male è diventato padrone. E le fa stringere un lungo coltello da cucina tra le dita. Il marito è da poco uscito per andare al lavoro, davanti a lei, al suo mondo privato capovolto, non c’è più il figlio che fa i capricci, ma solo e soltanto un nemico da punire. Da eliminare. Una, due coltellate al petto, forse più: sarà l’autopsia a definire i macabri particolari di questa folle violenza. Le urla disperate di Valentina, 9 anni, non servono. Cerca di proteggere il fratellino, di salvarlo da quella mamma trasfigurata. Si mette in mezzo la piccola, e rischia la morte prima di riuscire a telefonare disperata al cellulare di papà. «Aiuto, torna subito».
Una scena agghiacciante accoglie Stefano Lodolo sull’uscio della sua bella casa addobbata per le feste. L’aveva acquista appena un anno e mezzo fa. In cucina, in un lago di sangue, ancora in pigiama il corpo di Alessandro. Non respira già più, rannicchiata in un’altra stanza la sorellina, lei ferita alle mani e alle braccia. Voleva probabilmente farla finita con tutti mamma Noemi.
Le sirene, i carabinieri, le manette, appaiono così solo un contorno di questa tragedia. Come spesso accade, i vicini parlano di una famiglia apparentemente senza problemi: lui con il suo lavoro di idraulico, lei odontotecnica, «entrambi riguardosi ed educati».
Forse pochi sapevano che i fantasmi di Noemi Deslizzi, fossero tanto palpabili da costringerla a rivolgersi a un Centro di igiene mentale. «Ma non sappiamo ancora - spiega il sostituto procuratore della Repubblica, Giancarlo Buonocore - a quando risalgano le ultime cure».
Adesso lei è ricoverata in ospedale. Trema, non parla e risponde solamente a cenni. Chiusa nel suo autismo omicida. È in stato d’arresto, piantonata. Ma i primi a saperlo, sono gli stessi inquirenti. La prigione di questa madre assassina è già nella mente. Le sbarre non bastano. E non servono.