Non vedenti contro l’Atac: «Promesse da marinai»

Marcello Viaggio

Di promesse da marinaio ne hanno sentite tante. Restando quasi sempre con un pugno di mosche in mano. Parliamo dei non vedenti di Roma, circa 10mila compresi ipovedenti e malvedenti. Persone con gravi disturbi alla vista, bisognose di muoversi a piedi e sui mezzi di trasporto pubblico con la maggiore sicurezza possibile. A parlare è Fabrizio Marini, delegato ai problemi della mobilita per l’Uic, Unione italiana ciechi, sezione di Roma. Marini ha 30 anni, studia informatica a La Sapienza, molto attivo, si sposta tutti i giorni in città da solo, partecipa spesso a dibattiti e trasmissioni tv.
L’Uic a Roma ha circa duemila soci. Che cosa vi hanno promesso in questi 5 anni il Comune e l’Atac per migliorare l’accessibilità?
«Che cosa, è difficile dirlo. Posso dire che quanto noi abbiamo chiesto è rimasto spesso lettera morta».
I nuovi semafori sonori, quelli col pulsante. Come vanno?
«Li stanno installando, su questo sono stati di parola, finora ce ne sono un centinaio. Il problema è che la presenza del semaforo non è quasi mai indicata dai percorsi tattili al suolo. Senza questi, il semaforo può essere sonoro quanto si vuole, ma non serve a nulla».
E le paline intelligenti, quelle dell’Otto?
«La linea deve rispondere al Dpr 503/1996, che prevede sulle banchine i segnali tattili. Gli stessi segnali però devono esserci anche sui marciapiedi, per attraversare e prendere il tram. E questi mancano. È un problema serio».
Qual è l’utilità della palina per i non vedenti?
«Premendo il pulsante si riceve il messaggio vocale, la pallina legge quello che c’è scritto: tempi di attesa, percorso. Non so se quelle lungo il tragitto dell’Otto oggi funzionano. Il vero problema, però, sono le paline intelligenti degli autobus. Le prime dovevano essere inaugurate a marzo 2005. Il sindaco ci teneva, chiamò pure qualcuno di noi per avere dei suggerimenti. Purtroppo l’attivazione non c’è stata. Le paline intelligenti ci sono, ma senza il sistema vocale. Ad esempio, al Colosseo il pulsante c’è ma non è collegato, rimane muto».
E sui mezzi pubblici?
«Dal ’96 aspettiamo invano che l’Atac monti a bordo l’annuncio di fermata, che servirebbe anche all’arrivo del bus. Il sistema funziona in molte capitali d’Europa, ma l’Atac fa orecchie da mercante. L’atteggiamento più paradossale, però, è quello della Sita, l’azienda privata che gestisce a Roma 70 linee, un terzo del trasporto pubblico. Per la gara d’appalto vennero da noi, chiesero consigli e inserirono l’annuncio di bordo fra le credenziali. Tutti i bus Sita effettivamente l’hanno montato. In pratica, però, non funziona quasi mai. Spesso è disattivato. Una beffa clamorosa».
E l’Atac che dice di queste carenze?
«Nelle riunioni fanno mille promesse, che poi di fatto non mantengono. Il problema con l’Atac è che noi non chiediamo tutto e subito, ma vorremmo almeno che quando si acquistano nuovi mezzi di trasporto si tenga conto delle nostre esigenze. Purtroppo ci dicono sempre di essersene dimenticati. E la volta dopo la cosa si ripete. Atac e Trambus non hanno una politica seria nei confronti dell’accessibilità, quantomeno il discorso è messo in secondo piano».
Col passaggio da Di Carlo a Calamante è cambiato qualcosa?
«No, nulla. E neanche con Vento, che di recente in tv ha avuto il coraggio di dire che è ripreso il dialogo fra Atac e associazioni non vedenti. Niente di più falso. Insieme abbiamo realizzato solo la carta servizi in Braille. Troppo poco, è l’ultimo dei nostri problemi».
E le metropolitane? Ci sono stati incidenti mortali per colpa degli spazi vuoti fra i vagoni...
«Il Comune si era impegnato a provvedere per gennaio 2006. Invece, pochi giorni fa, Ileana Argentin ha dichiarato che il Comune non è più certo di rispettare la data, nè di trovare risorse per attuare l’impegno. Siamo preoccupati».