"Non vedo come possa restare alla presidenza"

L’ex sindaco Pd di Venezia, Massimo Cacciari: "Fini sta costruendo un partito Le dimissioni darebbero efficacia all’operazione politica". E spiega: "Ormai il bipolarismo è finito"

Roma - È preoccupatissimo del titolo: «Vi conosco. Non fate che domani esca: “Cacciari: Fini dimettiti”». Titolo o non titolo, è però quello che il filosofo ed ex sindaco di Venezia sostiene. Va bene, al termine di un ragionamento politico ineccepibile e non come slogan semplicistico: ma per Massimo Cacciari Fini dovrebbe lasciare la presidenza della Camera dei deputati. Il perché è presto detto. «A me pare - spiega - che le prospettive culturali ancora prima che politiche tra Fini e Berlusconi siano nettamente e irreparabilmente divaricanti. E questo non da quest’estate. È una storia vecchia, giunta finalmente a maturazione. Dico finalmente perché se la politica italiana facesse chiarezza al suo interno e ognuno assumesse fino in fondo le sue posizioni e le sue responsabilità senza infingimenti e timidezze, sarebbe tutto di guadagnato. Su questa base io ritengo che sia utile che Fini costituisca il suo partito. È ovvio che assumendo una caratterizzazione politica così netta ed esplicita e dovendo lanciare un partito che è un lavoraccio del demonio - almeno penso, non avendolo mai fatto in vita mia - non vedo come possa fisicamente continuare a fare il presidente della Camera».

Solo una questione di tempo e praticità?
«No, ma se sei il leader di un partito non consolidato ma da costituire come fai a fare il presidente della Camera? E questo al di là di questioni di opportunità politica che certamente ci sono. Seguo l’avventura di Fini con grande simpatia e interesse culturale, il mio è un consiglio, non certo la battuta di chi nel Pdl dice: “Fuori dai coglioni!”. E poi le dimissioni darebbero efficacia e convinzione all’operazione che ha iniziato e che è nelle cose. Vede, io avanzo una facilissima previsione»,

Preveda pure.
«Al di là degli acquisti che Berlusconi può fare in questo momento, la crisi del Pdl è destinata ad acuirsi. Non c’è solo Fini, ma ampi settori ex cattolici popolari che sono in grande difficoltà: penso al disagio dei galaniani nel Veneto, a quello dei formigoniani in Lombardia. Prodromi di una crisi del Pdl del tutto analoga alla crisi del Pd. La fine del bipolarismo all’italiana».

Quindi Fini alla guida del terzo polo?
«Un momento, il terzo polo non è certo dietro l’angolo: ci vogliono accordi, compromessi stabili se non storici, programmi, una veste organizzativa. Non sarà semplice, viste le storie diverse e le distanze ampie tra soggetti come Casini, Fini, Rutelli e altri eventuali. Certo, con le elezioni imminenti e se rimane questa legge elettorale, al Senato queste forze dovranno trovare una forma di collaborazione se non altro per la presentazione delle liste al Senato. A meno che non si vogliano sparare sulle palle».

I finiani sbandierano un sondaggio che li darebbe già all’8 per cento.
«Mi sembra molto molto alto. E questo a prescindere dalla vostra inchiesta che bene a Fini non ha fatto di certo».

Ecco, Montecarlo. Come ne esce Fini?
«Non mi pronuncio, per giudicarlo dovrei saperne di più sui suoi rapporti con cognati, mogli e che ne so io. Certo a me piacerebbe che si tornasse a parlare di politica e con chiarezza. Se però la contraddizione all’interno del Pdl anziché in modo civile deve emergere con scandali e scandaletti, non sarò certo io a scandalizzarmi».

E intanto, il centrosinistra?
«Guardi, se Sparta piange Atene non ride, perché dall’altra parte il Pd non solo non guadagna un voto dalla crisi del Pdl ma ha casini (con la “c” minuscola, ndr) al suo interno altrettanto profondi. E di strategia politica, non certo di gossip».

Nell’estate appena trascorsa Fini è diventato un idolo del centrosinistra. Potere dell’antiberlusconismo...
«L’antiberlusconismo è suicida. Non è più nemmeno un errore ma una cosa demenziale. Solo Di Pietro può ancora crederci. Se domani torno a fare politica io Berlusconi non lo nomino più».

Grazie.
«Grazie a lei. E mi raccomando il titolo».