«Non vogliamo la discarica» E la folla assalta l’auto del commissario Bertolaso

Violenta protesta della gente di Ariano Irpino per l’emergenza rifiuti. Pugni e sputi al capo della Protezione civile

da Ariano Irpino (Avellino)

Decine di «No» a caratteri cubitali, stampati sui fogli di carta. Le urla dei manifestanti che gli gridano «buffone, buffone» e «via, via».
Ma, questo è niente. L’Alfa 166 di colore blu, scortata dai carabinieri, che doveva condurre in Comune Guido Bertolaso, commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, viene circondata e bloccata dalla gente di Ariano Irpino, che occupa in forze piazza Plebiscito.
A pochi metri dall’ingresso del Comune, dove le istituzioni erano in attesa per incontrare Bertolaso e discutere sul destino della discarica di Difesa Grande, scoppia il finimondo. Il capitano dei carabinieri D’Antonio e i militari escono dalla gazzella e fanno da scudo con i loro corpi all’auto del capo della Protezione civile, per evitare che qualcuno possa aprire la portiera e aggredire Bertolaso.
Pugni, calci, sputi, urla. «No alla riapertura di Difesa Grande», grida la gente. La tensione è altissima, per certi aspetti più alta di come lo era stata a Serre nei giorni della rivolta, fino allo scorso mese di maggio. La protezione dei carabinieri funziona, anche se qualche calcio finisce negli stinchi dei militari.
Impossibile, in quella situazione, far uscire Bertolaso dall’Alfa, per farlo accomodare in comune. La folla è inferocita, pericolosa, potrebbe accadere di tutto. L’autista decide di tirare dritto, ma non è che sia una cosa facile. L’auto blu procede alla velocità di una formica, c’è il rischio che la situazione possa degenerare ancor di più ma non è cosi. Con l’aiuto dei carabinieri, l’auto con Bertolaso riesce ad aprirsi un varco tra la folla, attraversa piazza Plebiscito, incontra un altro gruppo di persone, arrivano altri insulti, sputi, calci e pugni sull’auto ma si tratta di pochi metri soltanto poi, via, la fuga non subisce più intoppi.
Eppure, fino a poco prima dell’incontro che non c’è stato, nulla lasciava presagire che a piazza Plebiscito la situazione sarebbe degenerata fino al blocco dell’auto di Bertolaso. Il capo della Protezione civile era atterrato con l’elicottero a Grottaminarda, dove ad attenderlo c’era l’Alfa 166 del prefetto di Avellino. Poi, alle 12,15, l’arrivo in piazza Plebiscito, l’aggressione e la fuga. Tappa di mezz’ora al commissariato di Ariano Irpino e via di corsa a Roma.
Dopo le tensioni di Serre (Salerno) di un mese fa, adesso l’epicentro della protesta si è spostato in Irpinia, ad Ariano Irpino, dove nel giro di pochi giorni, secondo il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, è indispensabile la riapertura di Difesa Grande, a cominciare dal prossimo 17 giugno, quando chiuderà la discarica di Parapoti, in provincia di Salerno. Ma, le discariche, non c’è popolazione che le voglia.
Ed ecco le rivolte, con i cumuli sempre più numerosi e ampi nelle strade della regione governata da Antonio Bassolino e il caldo ormai a quota 30 gradi, con il relativo rischio epidemie.
Difficile, se non impossibile, appare il tentativo di Bertolaso di convincere la popolazione di Ariano Irpino, e gli amministratori pubblici, a riaprire la discarica di Difesa Grande, chiusa nel 2004, poi sequestrata dalla magistratura ma da riaprire su decisione del governo.
Nell’intera zona di Ariano Irpino vivono oltre 35 mila persone, un’enormità rispetto a Serre, dove erano in guerra poche migliaia di persone, contro una discarica osteggiata dalla sinistra radicale.
Per gli incidenti di ieri, decine di persone verranno denunciate in stato di libertà per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Immagini televisive e foto incastrano almeno una parte dei rivoltosi.
A Bertolaso sono arrivate decine di messaggi di solidarietà ma oggi sembra un uomo più che mai solo.