«Non vogliamo il Papa, ha offeso l’Islam»

Il Partito islamico della Felicità: «Se Benedetto XVI chiederà scusa lo abbracceremo subito»

Marta Ottaviani

da Istanbul

Saranno un milione e diranno al Papa di non venire in Turchia perché con la sua lectio magistralis di Ratisbona ha offeso l’Islam e il Profeta. Ma se lui chiederà scusa, saranno i primi ad abbracciarlo. C’è un clima di grande attesa a Istanbul per la manifestazione che oggi, a Çaglayan, nella parte europea della città, porterà in piazza centinaia di migliaia di persone, a pochi giorni dall’arrivo di Benedetto XVI. Il Saadet Partisi, il Partito Islamico della Felicità, che l’ha organizzata, non ha badato a spese e ha condotto una campagna di sensibilizzazione con tutti i mezzi possibili, distribuendo quasi due milioni di volantini e sovvenzionando spot in radio e tv. All’iniziativa hanno aderito 85 associazioni fra laiche e religiose. Oggi arriveranno da ogni parte della Turchia 2mila pullman. La zona della protesta sarà chiusa al traffico fin dalle 10. Ieri, alla vigilia, Istanbul era letteralmente tappezzata di striscioni, e manifesti che chiedevano al Papa di restare in Vaticano e pubblicizzavano l’evento del Saadet Partisi con lo slogan «no all’alleanza con la Croce».
Inviti a partecipare sono comparsi persino nella laicissima Taksim Meydani, che dai musulmani più conservatori di Istanbul è considerata il centro della trasgressione, data l’altissima concentrazione di pub e locali notturni. Al corteo è prevista anche la presenza di Kemal Kerincsiz, noto alle cronache per essere l’avvocato che ha trascinato in tribunale Orhan Pamuk ed Elif Shafak.
Osman Yumakogullari, presidente della sezione di Istanbul del Saadet Partisi e principale organizzatore della manifestazione ha spiegato a il Giornale perché per loro il Papa non deve mettere piede in Turchia.
Domani scenderete in piazza, ma perché non volete che il Papa venga in Turchia?
«È un po’ difficile spiegarlo proprio a lei che è italiana e per cui il Papa è il capo spirituale della sua religione. Il problema è che a noi il Papa non appare come una guida spirituale, ma come un politico, come il capo di un grande Stato Cristiano che si estende in tutto il mondo».
Va bene. Ma perché non volete che metta piede nel vostro Paese?
«Il Papa durante il suo discorso nell’università tedesca di Ratisbona ha gravemente offeso l’Islam e il Profeta Maometto. Noi portiamo rispetto a chiunque voglia mettere piede in Turchia e rispetti la nostra cultura e la nostra religione. Ma il Papa non lo ha fatto. E poi le ripeto che viene qui a fare politica».
Il Papa ha però detto che quella era puramente una citazione e che quelle parole non appartenevano al suo pensiero...
«Sì, ma in passato aveva già detto cose contro l’Islam e l’ingresso della Turchia in Europa. Quando il Papa rispetterà i musulmani, noi rispetteremo lui e sarà il primo benvenuto nel nostro Paese».
Ipotizziamo che il Papa venga qui e vi chieda scusa, voi a quel punto che fate?
«Lo abbracceremmo subito».
Due giorni fa i quotidiani «Hürriyet» e «Sabah» hanno diffuso la notizia che il Papa potrebbe visitare anche la Moschea Blu, cosa ne pensa?
«Che le porte delle nostre moschee sono aperte a tutti e che il Papa è il benvenuto».
Scusi ma non le sembra un gesto importante?
«Sì, può essere».
Dopo le polemiche sulla sua assenza durante la visita del Papa, sembra che il premier Recep Tayyip Erdogan potrebbe incontrare il Pontefice all’aeroporto...
«Se Erdogan incontra o non incontra il Papa per noi non è un problema».
Voi vi definite un partito islamico, ma la Turchia è uno Stato laico. Come vi ponete sotto questo aspetto?
«Noi siamo repubblicani convinti, se andassimo al potere garantiremmo la libertà di culto. Però vogliamo salvaguardare i valori della fede musulmana».
Domani (oggi, ndr) la zona della manifestazione sarà blindata. Saranno schierati migliaia di poliziotti. Non mi pare abbiano inteso la vostra manifestazione come protesta pacifica...
«Io invece sono sicuro che non succederà niente. Vogliamo solo manifestare il nostro pensiero, non essere violenti o procurare danni alla città».