«Non voglio Cassano in azzurro»

Fabrizio Aspri

da Roma

Totti è tornato. È di nuovo un calciatore. Mostra i galloni del leader e scruta l’orizzonte a caccia di progetti e ambizioni. Per riessere se stesso e volare in Germania, dovrà sudare ancora un po’. Ma dolore e fatica non lo spaventano. A sessantotto giorni dall’infortunio al perone, il capitano scende in pista per inviare messaggi a Lippi, donare stoccate a Cassano, offrire consigli per gli acquisti e rassicurare Spalletti. «Contro l’Inter nella finale di Coppa Italia voglio esserci - esordisce - non c’è alcun rischio. Datemi una settimana, dieci giorni e sarò almeno al 60%».
Nessuna paura, dunque. L’ultimo ostacolo è rappresentato dai tentennamenti di Spalletti. Il toscano non vuole forzare i tempi e commettere errori. «Prima o poi qualche botta la dovrò prendere – incalza Totti - altrimenti mi toccherà dare calci al muro di casa per far scomparire il timore! Nel week-end continuerò a lavorare in vista del match con i nerazzurri». È un fiume in piena, non ha voglia di fermarsi. Il primo obiettivo è quasi raggiunto: concludere la stagione con il suo club. Il secondo ha le tonalità azzurre e un fascino internazionale. «Ora il Mondiale è più vicino – tuona - ma molti dicevano che non ce l’avrei fatta. Per vincere la scommessa, mi sono affidato a Dio e ho fatto vedere che anche i romani sanno soffrire. Sarà il mio ultimo Mondiale, non potevo mancare. Lippi mi disse che mi avrebbe portato in Germania, già all’indomani dell’infortunio. Ed io mi sono affrettato. Non è che il c.t. ci ha ripensato, vero?». Battute a effetto. Alternate a frasi destinate a lasciare il segno. «Quanto mi è accaduto non è servito: si fanno ancora tanti falli da dietro. Ci vuole uniformità: espulsione e tre, quattro turni di squalifica». Quello uscito dal tunnel della sofferenza è un campione sereno. Sempre più coinvolto nelle decisioni societarie. «Per puntare in alto servono tre o quattro acquisti di spessore. In tutti i ruoli, tranne il portiere. Champions o no, infoltiremo la rosa. Se farò ancora il centravanti? È un ruolo che mi garba».
Parla da numero uno e mette in vetrina una realtà: a disegnare la Roma del futuro, oltre a Spalletti e Pradé, c’è anche lui. «È vero – confessa - parliamo dei giocatori da prendere, facciamo valutazioni. E io lancio le mie proposte, a volte troppo blasonate. Chi vorrei? Henry, Ronaldinho, Eto’o e Ronaldo. Scherzi a parte, valuto anch’io il mercato. E da capitano credo di poter dire che chi non suda e lotta per la maglia, è meglio che vada via. Non prendo per le orecchie nessuno. Cessioni eccellenti? La società non ha intenzione di farne. Ma se arrivassero offerte per cinquanta, sessanta milioni, sarebbe giusto pensarci, no?».
Chiarezza e determinazione. Sono lontani i tempi in cui si tirava in ballo il contratto di Totti solo per ricordare l’esistenza di una clausola che consentiva lo svincolo in mancanza di ambizioni giallorosse. «Mi auguro non venga mai utilizzata – sorride - perché ho voglia di vincere qui. I nuovi arrivi dovranno rivelarsi in grado di entrare in un gruppo disposto al sacrificio».
Quel sacrificio che si è rivelato la chiave di volta della stagione e che qualcuno ha dimostrato di non conoscere. «Qualche giocatore è andato via – taglia corto - e il cambiamento è dovuto anche a quello». Un’allusione che ha un nome e un cognome: Antonio Cassano. Al quale Totti riserva l’ultima frecciata: «Se tornerà in nazionale? Non saprei, io seguo il Barcellona... Ormai è uno straniero, non fa più parte del nostro calcio...».