«Non voglio medicine» E massacra a coltellate la madre e il fratello

da Ferrara

Nella sua lucida follia ha aspettato che la madre rientrasse con la spesa, l'ha accoltellata e ha ammazzato anche il fratello che aveva tentato di fermarlo. Luca Vitali, 32 anni, una esistenza fatta di problemi psichici e cure, ieri ha messo in pratica quel delirante piano omicida che da giorni aveva ideato.
Prima delle 8 mamma Tosca Natali, sessantasei anni, da dieci vedova, era andata in paese, a San Bartolomeo, nelle campagne estensi, a comprare qualcosa per il fine settimana. Al ritorno a casa il figlio l'ha aggredita e picchiata, trascinata per la casa e poi l'ha colpita violentemente, con il coltello, alla testa e alla gola. Il corpo della donna era riverso a testa in giù, lungo i gradini della lavanderia. Vicino al cadavere, in un cestino, ha poi nascosto il coltellaccio. Poco distante, in cucina, supino, i soccorritori hanno trovato il corpo di Marco, 37 anni. Da una decina d'anni, dalla morte del padre, era lui a gestire l'impresa agricola di famiglia. Dormiva lui, svegliato dai rumori e dalle grida e accorso in mutande cercando di bloccare il fratello ormai preda di una violenza selvaggia. È stato centrato da una decina di coltellate all'addome, diverse altre alla testa, con un fendente che ha toccato lo sterno piegando la lama del coltello.
Quindi, con lucida follia, come hanno spiegato gli inquirenti - il capo gabinetto Emanuela Napoli e il dirigente della Mobile Pietro Scroccarello - si è lavato in tre bagni diversi di casa, si è ripulito, vestito, Luca, si è presentato in questura: «Ho ammazzato mia madre e mio fratello», ha detto all’esterrefatto poliziotto dell’ ufficio denunce.
In tasca aveva alcuni oggetti personali e 800 euro prelevati venerdì in banca, il che fa ipotizzare che avesse premeditato il delitto, pensando anche alla possibilità di fuggire, cosa che poi non ha fatto.
Davanti al magistrato Nicola Proto, Vitali si è limitato a dire: «Li ho uccisi io». E poi si è chiuso nel mutismo più assoluto, così da far interrompere l'interrogatorio, nella tarda mattinata. A suo carico la procura, il pm di turno Nicola Proto, assistito dal dirigente della Squadra mobile Pietro Scroccarello, ha deciso il fermo di polizia giudiziaria: è stata trovata anche una lettera scritta dall’assassino in cui sarebbe spiegato il perché del duplice omicidio. In questo foglio, con grafia stentata e quasi illeggibile, Luca Vitali racconta i suoi problemi con i familiari. «Sono loro a costringermi a prendere le medicine. È tutta colpa di mio fratello e della mamma. E del medico che me le ha prescritte. Nessuno mi può obbligare». Il tutto condito da insulti verso quel dottore che ormai non riusciva più a limitarlo.
I vicini di casa spiegano che negli ultimi tempi non lo vedevano più uscire dalla villetta di via Masi, accanto al podere di 15 ettari a frutteto che la famiglia Vitali aveva sempre coltivato. Neppure i parenti più stretti, però, erano a conoscenza dei gravi problemi di natura psichiatrica di questo 32enne preda della depressione. Uno zio e una prozia sono stati ascoltati dalla polizia: «Luca è un ragazzo strano, ma mai avremmo potuto immaginare qualcosa del genere».