«Non voglio tornare al Sud», il marito la uccide

Fotoracconto di un dramma popolare rosso sangue. Il primo click è del giorno dopo. Fuori, sulla strada, il camion dell'ortolano chiama a sé i clienti gracchiando tra le signore con le borse della spesa. Regna l'indifferenza come se nulla fosse successo. Secondo flash. Dentro, nel cortile, di via Pellegrini 25 a Monza i vicini della tragedia vanno frettolosi cercando di schivare carabinieri e cronisti. In mezzo ai due scatti, il sangue. Tanto. Al primo piano c'è il cadavere di Elena Tropea. 64 anni. Poco distante il corpo agonizzante di Mario Corapi, 68 anni. È ferito all'addome. È stato una notte in quello stato. Dopo aver ucciso la moglie ha cercato di farla finita, ma l'istinto di sopravvivenza ha prevalso. Si è ferito gravemente. Ma è vivo. Tredici colpi di fucile per mettere fine ad una lite tra marito e moglie. Tredici colpi di fucile da caccia per uccidere la compagna di una vita e madre dei suoi due figli. Il silenzio del Natale ha coperto ogni rumore. L'ex operaio Falck come la moglie originario di Catanzaro ha sparato nella notte tra giovedì e venerdì, ma solo la mattina un amico ha dato l'allarme ai pompieri.
Proprio il ritorno al paese natio era stato il motivo della lite fatale. Lui voleva tornarci per trascorrere gli anni della pensione. La donna invece voleva rimanere in Brianza per stare accanto ai figli Gregorio, 42 anni e Barbara di 32 reduce da un divorzio. Quest'ultima fino a domenica aveva vissuto nell'ex casa Aler con papà e mamma e martedì aveva fatto visita ai genitori per ritirare le ultime cose rimaste dal trasloco. Tra i due coniugi il clima non era certo tra i più idilliaci. Liti sempre più frequenti e con toni sempre maggiori. Vivevano da tempo in camere separate e l'uomo, da qualche tempo aveva preso a bere con frequenza. Giovedì notte l'ultimo atto. Sedie buttate a terra, piatti che volano. Al primo piano succede di tutto, ma nessuno se ne accorge. Solo un amico che abita al piano di sopra, cacciatore come Corapi sente qualcosa, ma non dà peso anche perché ha staccato l'apparecchio acustico. La mattina però non vedendo le tapparelle alzate chiama i vigili del fuoco. Quando arrivano i carabinieri sono da poco passate le 10 e 30. La tragedia è già compiuta. Corapi ha esploso 13 colpi di uno dei suoi tre fucili, tutti detenuti regolarmente. La moglie è sorpresa nella sua camera e viene colpita all'inguine, al gluteo e al collo. Poi dopo aver colpito la donna il cacciatore si siede sul letto, infila un mestolo di legno nel ponte del grilletto e appoggia il mento sulla canna e preme il grilletto con il piede per due volte. Ma l'istinto ha il sopravvento e con un cuscino cerca di tamponare la ferita all'addome cadendo a terra. Così lo trovano la mattina. Ora è ricoverato in gravissime condizioni al pronto soccorso dell'ospedale San Gerardo.