«Non volevo fargli male, mi ha rincuorato lui»

da Roma

«Non volevo fargli male. Ho rivisto la scena in tv e mi vengono i brividi, accetto tutte le critiche. Ed è vero anche che già al 4’ gli avevo fatto un fallo da dietro...». E in sala stampa scoppia in un umano pianto dirotto. Richard Vanigli non vuole essere ricordato come il «killer» di Francesco Totti. Tra i singhiozzi sussurra: «Ora vorrei andare da Totti o almeno parlargli...». L’ha fatto in serata: «Ho sentito Francesco al telefono ed è stato lui a rincuorare me. Mi ha detto di non preoccuparmi. Mi ha sentito emozionato. Sono amareggiato, ho ancora un groppo allo stomaco: io non sono uno che vuole far male a qualcuno. Sono veramente dispiaciuto». Spalletti, che dell’Empoli è stato giocatore e allenatore, assolve il difensore. «Mi sembra che abbia voluto intervenire sul pallone - dice il tecnico della Roma -. Il problema è che i falli da dietro possono provocare il fatto che chi li subisce poi cade male. È successo a Totti: sotto gli è rimasta la caviglia, e ci è andato con il corpo sopra. La regola del fallo da dietro c’è e ora bisognerebbe stimolare gli arbitri ad applicarla sempre. Diciamo che devono darsi una regolata». Anche l’allenatore dell’Empoli Cagni difende il giocatore: «Totti si è fatto male da solo, cadendo male dopo l’entrata del mio difensore. Ho giocato nel reparto arretrato per venti anni, so riconoscere i falli commessi per fare male all’avversario. Da parte di Vanigli non c’è stato fallo, tanto meno premeditazione».
Sul fronte laziale Paolo Di Canio cavallerescamente ha mandato a Totti un messaggio affettuoso: «Mi mancherai tanto nel derby di domenica».