«Non volevo vendetta ma per qualcuno sentenza troppo mite»

«Nessuna sentenza può risarcire la nostra famiglia, non volevo vendetta, ma mi pare che la stessa sentenza comincia a dare qualche risposta di fermezza anche se mi sembra che si sia stati particolarmente clementi nei confronti di Federica Saraceni ed è probabile che questo sia dovuto alle capacità di difesa della Saraceni stessa». Così Olga D'Antona, la vedova del giuslavorista assassinato sei anni fa, commenta la sentenza della II Corte d'assise di Roma emessa ieri al termine della camera di consiglio. «Devo dire tuttavia - aggiunge Olga D'Antona - che questa vicenda non credo sia finita qui: ci sono altri brigatisti che sono fuori e che devono essere individuati. Ma, ripeto, nelle mie parole non c'è nessun sentimento di vendetta. Insomma non è che una pena maggiore a Saraceni potesse cambiare qualcosa». «Una sentenza equilibrata, il quadro accusatorio esce sostanzialmente confermato», ha commentato l'avvocato Luca Petrucci, legale di Olga D'Antona, subito dopo la sentenza della Corte D'assise. «È stato un processo che si è svolto secondo le regole, egregiamente condotto dal presidente: ci aspettavamo una sentenza giusta, che non fosse vendetta». Ma le indagini non sono chiuse: all’appello mancano ancora nomi e volti di fiancheggiatori o militanti Br ancora in libertà.