"Non vuole più il Cav? Formigoni ingrato"

Ieri, per caso apposta su Repubblica, Roberto Formigoni si è fatto gola profonda del Pdl: «Non sarà Berlusconi il nostro candidato per il 2013. È una scelta ormai compiuta dal presidente, ma va portata a conoscenza dei nostri elettori». E ancora: «Alfano lo dica chiaro e tondo. E apra il dialogo con i moderati».

Sandro Bondi, Formigoni dove le prende queste preziose informazioni?
«Non lo so. Ma di fronte all’attacco violento che la sinistra, la magistratura e alcuni gruppi padronali muovono in questo momento contro Berlusconi, dobbiamo essere capaci di una moralità che coincide con una lucida analisi politica».

Traduciamo per i lettori.
«Far intendere che Berlusconi è diventato un problema, indurlo a farsi da parte, è non soltanto un atto di ingratitudine che non ha precedenti nella politica italiana, ma è soprattutto un suicidio politico, esattamente come quello che compì la Democrazia Cristiana».

Il ragionamento del presidente della Lombardia è che proprio l’uscita di scena di Berlusconi favorirebbe una sopravvivenza del Pdl mediante un allargamento verso il centro e verso il Ppe.
«Una riflessione deludente e inaccettabile. Non sono affatto d’accordo con Formigoni. Berlusconi per primo ha posto la questione della nascita in Italia di un partito dei moderati, che si ispiri al Partito Popolare Europeo. Nella storia di Forza Italia questa vocazione all’unità è stata sempre presente. In questa ottica, la creazione del Popolo della Libertà è stato un traguardo importante».

Ma qualcosa in questo processo sembra essersi rotto. È sotto gli occhi di tutti.
«La battuta d’arresto che si è verificata in questi ultimi anni, in seguito alla rottura con Casini e con Fini, non può essere certamente imputata a Berlusconi. Occorre comunque riprendere questo obiettivo, perché gli elettori moderati, per quanto divisi in diversi partiti, restano la maggioranza in Italia e la sinistra non può ancora essere considerata né un’alleata né ancor meno una alternativa».

Occorre riconquistarli, questi elettori, però. Come?
«Ora gli italiani si aspettano che Berlusconi affronti con decisione la questione essenziale dello sviluppo e dia risposte convincenti alla crisi del ceto medio. Una politica economica a favore del ceto medio, che Tremonti non ha mai neppure concepito, è strettamente legata proprio alla prospettiva politica della riunificazione degli elettori moderati italiani».

Una specie di costituente di centro? La desidera pure Formigoni.
«Il primo discorso di Angelino Alfano durante i lavori del Consiglio nazionale che lo ha eletto all’unanimità segretario del Pdl si è incentrato proprio sul percorso di una costituente popolare. Tutti ci riconosciamo in questa prospettiva, ma essa non può materializzarsi nell’accettazione dell’ingiunzione di Casini di liberarci di Berlusconi. Io mi opporrei drasticamente e apertamente a questa semplice possibilità. Il progetto di una Costituente deve essere costruito con saggezza e con gradualità, per evitare gli errori del recente passato».

C’è di mezzo, tuttavia, il decreto sviluppo, che molti cominciano a vedere come l’ultima chance per la popolarità del governo. E c’è che Tremonti sembra irremovibile. E con lui i cordoni della borsa.
«Tremonti ha affievolito l’afflato riformista della prima fase di lavoro di questo governo. Riforme importanti come quella della scuola e dell’università sono state svuotate da insensati tagli lineari. Il fatto è che Tremonti non possiede le qualità di un leader politico. Ma non ha neppure la visione generale dei problemi che può avere un autorevole economista. È un bravo tributarista che si compiace di filosofeggiare. È venuto però il momento delle decisioni importanti. Il decreto sullo sviluppo è davvero il banco di prova della tenuta di questo governo».

Che dovrebbe fare la maggioranza?
«Solo il presidente del Consiglio può proporre al Parlamento e al Paese pochi e qualificanti provvedimenti in grado di rilanciare lo sviluppo, senza del quale la politica del rigore rischia di peggiorare i conti pubblici e di condurre alla stagnazione».

Puntualmente Tremonti sosterrà che non ci sono soldi.
«Tremonti ha il dovere di fare delle proposte, se ne è capace e se ne ha la volontà. Non voglio credere che sia vero quello che scrivono molti quotidiani, e cioè che Tremonti non collaborerà fin quando non avrà avuto soddisfazione sulla nomina di Grilli alla Banca d’Italia. Sarebbe un comportamento grave e inaccettabile».

In tutto questo il segretario del Pdl Alfano ha pure il problema dei frondisti Scajola, Pisanu e soci.
«Alfano rappresenta la possibilità di dare un futuro alla nostra storia. In questo sta l’intelligenza politica di Berlusconi. Per questo tutti dovrebbero avvertire il dovere di sostenerlo, senza riserve e senza equivoci. Io non ho esitato a dimettermi da coordinatore nazionale per favorire questo nuovo corso politico».

A questo proposito, primarie sì o primarie no? Formigoni le pretende.
«Secondo me, le primarie sono importanti per la scelta dei nostri candidati alle elezioni amministrative».