«Nonino», libertà di scrittura

L’opposizione ai regimi totalitari e a tutti i poteri che imbavagliano ha caratterizzato i premi assegnati quest’anno a Percoto

nostro inviato a Percoto (Udine)
I premi, quelli normali, si limitano a consegnarteli. Il Nonino, che un premio normale non è, te lo fanno indossare. Per sempre. Come se a cucirtelo addosso fosse il sarto di fiducia di questa che è diventata in 33 anni una cosmopolita e vivacissima famiglia culturale allargata, sempre più allargata. Dove al posto dei «parenti» che ahimè non ci sono più - i David Maria Turoldo, i Gianni Brera, gli Jorge Amado, i Leonardo Sciascia - a comporre la giuria si aggiungono, alternandosi, i vincitori delle precedenti edizioni. Gente che arriva da esperienze le più disparate e dai diversi angoli del mondo. E gente che rimane puntualmente stregata sia dalla magia di questa terra friulana capace di racchiudere in un solo colpo d’occhio montagne, colline e mare («piccolo compendio dell’Universo» la definì Ippolito Nievo), sia dalla forza dirompente di questa dinastia di grappaioli declinata perlopiù - ed è un bel vedere - al femminile.
Così succede che anche un piccolo e timido vietnamita come Nguyén Huy Tiep, grande narratore di minuscole vicende umane, «paracadutato» dal premio Risit d’Aur fino in provincia di Udine, ovvero a tanta distanza da casa e in un luogo così diverso dai suoi, possa trasformarsi in un attimo in un’altra persona. Capace di passare, appena indossato il suo nuovo «vestito» furlano, dai dolci toni fiabeschi dei suoi racconti sul «mormorio della vita» - come li ha definiti Claudio Magris - ai passi ritmati di una danza popolare di qui. Ma Nguyén è anche la conferma di un’altra unicità del Nonino, ovvero la capacità di scovare ovunque nel mondo, portandole a una doverosa ribalta, firme e personalità poco conosciute dal grande pubblico. Legandole, se possibile, con un fil rouge. Quest’anno, la libertà.
Quella che lo stesso Nguyén, a malapena sopportato dal regime, insiste faticosamente a cercare. Quella voluta per anni, in un’Irlanda lacerata, dallo scrittore William Trevor, premio Nonino Internazionale 2008. Quella che continua a chiedere per il suo popolo, «ma a fianco di quello israeliano, perché siamo entrambi vittime della storia e del destino», Leila Chahid, rappresentante diplomatica palestinese presso l’Unione europea, che ha ricevuto il premio per un Maestro del nostro Tempo. La stessa libertà, infine, negata dai regimi dittatoriali di tutto il mondo ai cronisti, ai fotografi e ai disegnatori satirici. Molti dei quali, uomini e donne, hanno trovato rifugio a Parigi presso la «Maison des Journalistes», istituzione privata che proprio per questa offerta di poter continuare a sperare è stata insignita del principale tra i riconoscimenti della giuria di Percoto, ovvero il Premio Nonino 2008.
Perché la speranza non è solo un dovere, ma, come ha scritto il poeta Mahmud Darwish, è anche il «male incurabile» di cui tutti soffriamo.