Nonna reporter in prima linea: "Seguo gli ordini della Fallaci"

Ha 74 anni, è la più anziana giornalista di guerra italiana: "È vero, a volte non è lecito avere paura. E io non mi arrendo"

Salta da un elicottero a un altro quasi fosse un grillo. Il suo nome è Maria Clara Mussa, è la più anziana reporter di guerra italiana e, quasi sicuramente, al mondo.

A 74 anni ha deciso di partire nuovamente per l'Afghanistan, Paese in cui è stata oltre venti volte e in cui, alcuni anni fa, ebbe l'onore di essere la prima donna a ricevere il Pakol, il tipico cappello afghano, direttamente dalle mani del braccio destro di Massoud, un militare che dopo tante battaglie camminava, come lei spesso racconta, «dritto dritto, a causa delle piastre di metallo che aveva nella schiena». Poche settimane fa era a Kabul, insieme ai militari italiani, per raccontare come l'Afghanistan stia cambiando. «Ho visto guardando dal finestrino fuori dal Lince, molte meno donne col burqa», racconta, quasi che il mezzo blindato fosse un'utilitaria. Perché lei si è seduta tante volte di fianco alle gambe dell'uomo in ralla, bardata con venticinque chili di roba addosso.

Per chi la conosce è un po' la mamma saggia dei reporter, anche se dall'alto della sua età è già nonna di quattro nipotine, due delle quali abitano in Germania. Ha praticamente volato con qualsiasi mezzo militare. «Ma mi manca un giro sui Mangusta», scherza sorridendo davanti al suo fotografo, Daniel Papagni, che la segue da sempre in tutti i suoi viaggi e che è un grande amico, oltre che il suo braccio destro. Maria Clara, però, non ha volato solo come passeggero, come qualche settimana fa, quando si è fatta un volo tattico a bassa quota a 250 chilometri all'ora, a bordo di un NH90 dell'Aves, l'Aviazione dell'Esercito, perché lei è pilota e membro onorario dell'associazione Donne dell'aria.

In prima linea

Giornalista pubblicista, la reporter ha fondato tanti anni fa un suo web magazine - Cybernaua.it - di cui è direttrice, che è stato fra i primi a occuparsi di difesa in modo specialistico e che, oltre a parlare del mondo militare, contiene i reportage dei viaggi che Maria Clara fa nelle zone di guerra.

Minuta e dinamica, non ha mai avuto problemi a indossare un giubbotto antiproiettile o un elmetto e non ha esitato a farsi avanti ogni volta che c'era da andare in prima linea. Al suo attivo ha missioni in Somalia, Irak, Turchia, Kosovo, Afghanistan, Kurdistan, Gibuti, Libano. L'esperienza più emozionante, per lei, è stata senz'altro quella di seguire le donne peshmerga al fronte. Ed è proprio per l'universo femminile che ha sempre combattuto, appoggiando la battaglia del coraggioso procuratore afghano Maria Bashir contro il burqa indossato dalle donne e per l'indipendenza femminile dal maschilismo oppressivo di certi Paesi arabi. C'è chi se la ricorda ancora col suo taccuino in mano accanto alle milizie curdo-irachene o a bordo di un autobus, attraversare il confine siriano perché a Erbil era stato chiuso l'aeroporto e non poteva rientrare in Patria.

Una volta, a Herat, si fece persino promotrice dei diritti sindacali degli interpreti che affiancano i militari nelle missioni internazionali, chiedendone fermamente la protezione, per lei imprescindibile dal lavoro che si trovano a fare, spesso soggetti a rischi enormi, persino legati all'incolumità personale.

Maria Clara non si è mai arresa di fronte alle difficoltà della vita e ha sempre pensato agli altri, con una saggezza che non è dovuta solo all'età, ma alla sua cultura e all'insaziabile voglia di apprendere da un mondo che ha sempre saputo raccontare con passione e coraggio, anche laddove fosse difficile farlo. Nel 2009, in Afghanistan, si ferì accidentalmente a un ginocchio. Volle farsi ricucire senza anestesia. «Perché - disse a chi la stava curando - l'anestetico potrebbe servire a chi ne ha più bisogno di me, i nostri soldati».

Neanche le più avanzate tecnologie militari sono riuscite a superarla quanto ad astuzia. Le fu proposto, una volta, di trascorrere alcune ore a bordo della Uss Eisenhower, ovvero la Ike, la portaerei americana gemella della Truman. Dopo avere provato l'ebrezza dell'atterraggio sul ponte, a bordo del Greyhound agganciato al cavo d'acciaio, con una frenata che ti fa passare da duecento chilometri orari a zero, le fu detto che la nave sarebbe andata verso sud. Il personale della Marina americana, allora, non sapeva che nessun jammer può battere una furba reporter dotata della bussola che si porta sempre dietro. Sorrise e disse: «A me indica che la direzione presa è verso nord». E che dire di quando, improvvisamente, a casa sua si autoinvitarono a cena un generale con la moglie? Non aveva praticamente niente nella dispensa, ma da esperta laureata in biologia e profonda conoscitrice della natura non si diede per vinta. Con poche uova e una grande varietà di erbe di campo fece una super-frittata.

Oriana Fallaci, la grande giornalista che Maria Clara ricorda molto nel coraggio, diceva che «nella vita e nella storia vi sono casi in cui non è lecito avere paura». E la reporter di guerra, che nonostante i suoi settantaquattro anni sembra una ragazzina, con le trecce legate con due gommini di diversi colori e sempre al seguito il suo inseparabile computer portatile, di paura ne ha davvero poca. Tanto che si è lanciata diverse volte col paracadute, come il suo grande amico Philippe Leroy.

I social

«Perché io credo - ci ha spiegato - che partire per raccontare il mondo sia un dovere. Ecco, noi giornalisti abbiamo il dovere di riportare la realtà senza i paraocchi della politica, senza quelle distorsioni create da chi vorrebbe farci vedere qualcosa di diverso». In uno dei suoi ultimi articoli ha parlato del partito unico dei social, che lei ha chiamato «il nuovo social-ismo», un po' criticandolo, un po' apprezzandolo. Bisogna stare al passo coi tempi, bellezze. E mentre dal letto di una stanzetta della base turco-americana di Hkia, costruita intorno all'aeroporto di Kabul, si osserva Maria Clara seduta alla scrivania, che instancabile posta i suoi articoli sulla rete, non si può che accennare un sorriso, nel rendersi conto che quei social lei stessa li usa meglio di un giovane neo-laureato.

Il suo segreto per mantenersi così in forma? Sicuramente la testa. «Sapete - ci ha chiarito una volta -, chi si ferma è perduto. Nella vita non bisogna lamentarsi e si deve andare sempre avanti». Lo sanno bene le sue nipotine. «Dov'è vostra nonna?», chiesero una volta le insegnanti alle piccole. Mentre le compagne di classe rispondevano «a casa a cucinare», le due bambine dissero la verità: «La nostra è in Afghanistan».

Commenti
Ritratto di bandog

bandog

Mer, 12/12/2018 - 14:42

COMPLIMENTI AD UNA VERACE REPORTER !!!