La nonna samurai che addestra i parà

Cristiano Gatti

nostro inviato a Rosignano (Livorno)

Avvertenza per farabutti e lenoni del circondario toscano: caso mai vi cogliesse la simpatica idea di scippare una facile preda giapponese che si aggira da queste parti, un metro e mezzo d'altezza, fragile e gracilina, d'età sopra i settanta, per di più gentilissima e dolcissima come tutte le nonne del mondo, ecco, se vi solleticasse la facilità dell'impresa, molto meglio fermarvi, contare fino a dieci e poi cambiare aria. Se insistete - meglio lo sappiate subito - è a vostro rischio e pericolo: in realtà, la fragile nonnina con gli occhi a mandorla è una terrificante macchina da guerra ai lievi profumi d'Oriente.
La signora Keiko Wakabayashy, che col suo permesso da qui in avanti chiamerò solo Keiko per non uscirne matto, sta seduta al tavolino di un bar assieme alla figlia Yoko, in veste d'interprete. Siamo nel borgo di Rosignano, che ammira all'orizzonte un mare bellissimo e alcune inquietanti ciminiere. Con le traduzioni della figlia, in Italia ormai da vent'anni, l'incredibile Keiko racconta nel candore più totale una storia che non riesce a considerare straordinaria. Per chi non avesse voglia di ascoltarla, dirò subito l'epilogo: questo sorridente donnino, che qualunque scippatore affronterebbe in arrogante scioltezza, è una grande cantante lirica, ma soprattutto è un'impareggiabile maestra di arti marziali. Con l'ugola si è esibita fino a qualche anno fa nei più grandi teatri giapponesi, con l'Aikido continua tuttora come insegnante in giro per il mondo, dalla Francia alla Romania. Ma quel che più interessa a noi italiani sono i corsi che tiene a casa nostra. Nessuno sorrida, non c'è niente da sorridere: addestra i parà della Folgore, nella caserma di Livorno.
Cordiale e cerimoniosa, nel più classico stile giapponese, la signora Keiko sopporta allegramente la mia curiosità. Anche le domande più grevi, come questa: che c'entra il canto con le arti marziali? La tenerissima macchina da guerra non si scompone: «L'Aikido, che è la mia specialità, aiuta molto nella gestione della respirazione. Un esercizio, come lei sa, fondamentale per ogni buon cantante. Ma poi c'è anche un motivo più pratico e personale: sin da giovane, proprio perché cantante soprano, ho sognato di venire ad esibirmi in Europa, nella culla del canto. Così, ho pensato subito che le arti marziali avrebbero facilitato le mie possibilità di emigrare e lavorare fuori. Intorno ai trent'anni, mi sono iscritta alla migliore accademia di Tokyo: il maestro Ueshiba Kisshomaru mi ha insegnato tutto. Adesso ne ho 74, e finalmente il mio sogno è coronato: dal Duemila sono riuscita ad arrivare in Europa. È una cosa che ho voluto con tutta me stessa, tanto che negli anni Ottanta ci ho mandato mia figlia a studiare. Ho mandato avanti lei. Prima a Bruxelles, dove ha imparato danza. Ora in Italia, dove ha messo radici nella Compagnia di Rosignano. Prima non potevo raggiungerla perché avevo ancora la mia anziana mamma da curare. Ma una volta morta anche lei, finalmente sono partita. Ed eccomi qui...».
Eccola qui, terribilmente concreta e terribilmente mistica, senza riuscire mai a darsi delle arie. Mi spiega che l'Aikido l'ha conquistata perché è l'arte della difesa, che è indicata ai più fragili e ai più mingherlini perché sfrutta l'energia e la forza dell'avversario: più quello attacca con potenza, più è facile farlo volare a pelle di leopardo. Sorride come una bambina quando mi svela che il famoso tovagliolo-foulard legato alla testa, completamento del kimono, serve in pochi attimi per stringere la gola del nemico, rendendolo innocuo, ammesso non preferisca insistere e schiattare per soffocamento. Aggiunge che lei comunque è anche maestra di bastone, spada, lancia, lamelle (chiedo perdono per la volgare traduzione di arti antichissime e nobilissime). Insomma: conosce mille modi per far nero chiunque. Da tre anni, lo stanno verificando di persona i nostri nerboruti parà della Folgore. A portarla in caserma nel 2001, ricorda lei stessa, è il colonnello Claudio Vanini. «L'alto ufficiale era venuto ad un corso privato che tenevo in una palestra qui vicino. Ci siamo conosciuti, mi ha proposto di insegnare ai paracadutisti. Perché no, mi sono detta. Da lì è cominciato tutto...».
E i nostri rambo, all'inizio, non hanno pensato ad uno scherzo? «Non credo. Comunque, quando ragazzoni di cento chili volavano nell'acqua della piscina, nessuno ha più avuto dubbi. Io ho l'età delle loro nonne, però vedono che l'età non conta. Devo dire che sono allievi molto bravi e diligenti. Conservo con amore una targa che mi hanno consegnato per gratitudine».
C'è un fascino tutto particolare, continua la signora Keiko, nell'insegnare ai nostri parà: «L'Aikido aiuta tutte le persone perché infonde sicurezza ed equilibrio. Ma offrire ai soldati queste armi è un'altra cosa: loro devono servirsene per difendere la propria vita. Quando atterrano in territorio di guerra, non sanno dove vanno a cadere. Magari si trovano davanti elementi ostili. Non potendo portare armi pesanti, è fondamentale che possano difendersi con le arti marziali».
Parla con l'equilibrio dei saggi. La sua vita, improntata alle arti sofisticate della musica (è pure pianista) e della difesa fisica, si rallegra quotidianamente nelle cose semplici. Accudisce gli undici gatti che ha portato dal Giappone, adora la cucina italiana (sua figlia: «È una divoratrice di formaggi»), studia. «Io insegno. Ma più insegno e più devo studiare. Quando vai avanti, nella vita, tutto si fa difficile, perché capisci molte più cose».
Nonostante sia giunta ormai alla piena stagione della sapienza, la delicatissima macchina da guerra evita però di tirare conclusioni troppo definitive: «Ogni giorno bisogna trovare dentro se stessi la forza e l'energia per migliorare». Solo questo può dire, ai parà e a tutti quanti noi che parà non saremo mai: «La musica e le arti marziali non sono in contraddizione. Nella mia vita, portano alla stessa destinazione. La serenità. Ciascuno deve trovare la strada per arrivarci...». Mi piace molto, come conclusione. Ma anche se mi piacesse poco, non farei nulla per contraddirla.
Cristiano Gatti