Nonna vive da 12 anni senza luce e gas

Andrea Fontana

Niente elettricità e niente gas. Da 12 anni. Enrica, alle soglie degli ottanta, vive così nel suo appartamento polveroso di via Ricciarelli: un tavolo, una poltroncina minuscola quanto lei per dormire, una tapparella incastrata che non ne vuole sapere di scendere e lascia entrare qualche riflesso delle luci della strada, l’unica illuminazione che l’anziana si può permettere.
«Nella casa Aler che le è stata assegnata - dicono i custodi sociali che hanno scoperto la sua storia - non ha mai attivato gli allacciamenti del gas e dell’elettricità. Sembra impossibile che si possa vivere così». Impossibile, ma Enrica ha fatto questa vita per una dozzina d’anni. «Il fatto che stia da così tanto tempo in queste condizioni significa che è molto attiva, che ha un carattere forte che la sostiene», sottolinea Massimo Vaini, presidente dell’associazione Emergenza anziani, che dal 2000 lavora per scoprire e alleviare le situazioni di degrado tra i milanesi over 60.
In effetti, Enrica nonostante i suoi 79 anni lavora ancora. Ogni tanto, quando può e si sente bene, accudisce persone non autosufficienti più anziane di lei: fino a qualche settimana fa curava una donna di 92 anni e ora aspetta con ansia un compenso che possa aggiungersi alla sua pensione da 536 euro al mese. Con questi soldi non poteva pagare l’affitto nel quartiere Fiera dove ha abitato fino al 1993 e ha accettato di trasferirsi negli alloggi popolari intorno a piazza Selinunte, lontano dagli ambienti in cui aveva vissuto per anni. Qui, in via Ricciarelli, dove i palazzi bianchi Aler con i muri scrostati hanno grandi cortili interni in cui si affacciano decine di balconi e altrettante scale, la sua storia è passata inosservata: nessuno la conosce.
«Vivo qui da vent’anni ma non sapevo di nessuno che vive senza luce e senza gas» dice sorpresa una cinquantenne che torna da una passeggiata. È la risposta che danno tutti: chi è affacciato alla finestra, chi risponde al citofono, chi entra e chi esce. La conoscono invece gli autisti del Radiobus Atm, che la riaccompagnano a casa quando la trovano di notte in qualche strada della città, o i camerieri di un McDonald’s in cui spesso cena.
«Una situazione di questo tipo non ci era mai capitata - racconta Vaini anche se di casi difficili se ne trovano diversi: mi ricordo ad esempio una signora sola in carrozzella che non riusciva ad andare dalla cucina al bagno. Spesso succede anche che gli anziani non vogliano farsi aiutare». Come Enrica, che ora ha dovuto cedere dopo la segnalazione di Ottavia Urru, la custode socio-sanitaria della zona che ha scoperto la sua vicenda.
«Enrica ha finalmente accettato un nostro intervento così potremo fare qualcosa per la sua casa. Anche se non accetta di essere aiutata dagli assistenti sociali» dicono alla postazione di via Abbiati dove lavorano i custodi della Fondazione don Gnocchi. «Ora interverremo per sistemarle l’appartamento - assicura il presidente di Emergenza Anziani -: una casa decorosa è il minimo per migliorare la vita dei nostri anziani».