Le nonne sartine alla ribalta delle passerelle

Coretti s’affida all’esperienza Le fate aeree di Balestra e il «nude-look» di Odicini

Anna Maria Greco

Il «Gran ballo» di Alta Roma si avvia stasera alla conclusione, e nella sua quarta giornata porta in passerella sulla terrazza del Pincio le fate aeree di Renato Balestra, misteriose dietro mascherine di pizzo, con svolazzanti gonne di tulle plissé e corpini ricamati, guidate da danzatori dell’Opera. E a mezzanotte, sul Colle del Quirinale, il Casino dell’Aurora ospita il sogno di Marco Coretti che, coordinando il lavoro di 5 anziane sarte di atelier e di una dozzina di studenti delle scuole di design, presenta 12 moderne Giuliette pronte ad incontrare il loro Romeo al Ballo dei Capuleti. Una di loro è la debuttante Chiara Federici, figlia della famosa mannequin Barbarella degli anni ’60.
Per le feste danzanti il sarto genovese Andrea Odicini, che torna a Roma dopo dieci anni d’assenza, propone il nude-look del terzo Millennio con camicie in pizzo Valenciennes trasparenti su fantasiose gonne «gipsy», che nascono dalla sovrapposizione in diagonale di balze lisce e plissé. Gli abiti sono soprattutto neri, blu, marroni e tagliati al laser ma doppiati in tulle e pizzo, con l’interno curato come l’esterno. Sopra, mantelle in cachemire double con bordi di zibellino, giacconi trapuntati, bomber reversibili in taffetà.
Che moda, questa alta moda. Raffinata ma sensibile agli stimoli della strada, curata ma senz’essere leccata. C’è antico e nuovo, come nel progetto di AltaRoma che guarda all’esperienza degli anziani, convincendo a tornare all’ago première tra i 70 e i 90 anni, ex di Valentino, Lancetti, Schubert, Sorelle Fontana e Gattinoni, per rivelare agli stilisti in erba i segreti del mestiere. «Con l’aiuto e l’entusiasmo di queste nonne - racconta Coretti - abbiamo inventato modelli che hanno ognuno la sua identità, facendo il verso con un po’ di spirito alla haute couture di una volta. E i ragazzi hanno imparato che cos’è un laboratorio di idee». Tanto nero, ma anche non colori anni ’50, come verdi-penicillina e rosa-cipria e 1000 metri di plissé per vestire le Giuliette.
«Sì il nero torna alla ribalta - dice Balestra - ma rischiarato soprattutto da tocchi rosa». E i suoi abiti fascianti che si allargano a metà coscia ci sono anche arcobaleni, mentre i boleri tartari ricamatissimi e multicolori si completano con colbacchi di volpi colorate. Anche l’abito da sposa, simile ad un piumino da cipria ha una candida aureola-colbacco. Nel parterre, nove principesse arabe e una sfilza di ambasciatori e nobili l’applaudono. Il set di Balestra, che per la prima volta lascia via Veneto, è San Pietro illuminato.
Antonio Falanga voleva il panorama aereo per i modelli della stilista siciliana Loredana Roccasalva da presentare sulla mongolfiera di villa Borghese. Ma c’era troppo vento e la collezione ispirata a Verne ha dovuto rimanere con i piedi per terra. Volavano, metaforicamente, le piumate donne-uccello di Alessandro Consiglio, con acconciature-nido, jeans a vita bassa ricamati e giacche-camicia.